La Juventus ha messo in cantiere anche la pratica Chievo Verona: 3-0 con una rete nel primo tempo e due nel secondo, anche se il primo vantaggio arriva solamente su una topica difensiva di Hetemaj, i bianconeri motivano il successo con l'ennesima rete nella ripresa di Gonzalo Higuain, bravo a dare una senso alla propria opaca prestazione. La luce si accende però solamente quando Max Allegri inserisce Dybala, prima gioco e idee sono state spesso in penombra.

I top del match.

Dybala, una Joya di nome e di fatto.

Non si può che iniziare dalla fine ovvero da Paulo Dybala, in panchina a inizio panchina e poi in campo nella ripresa, con la Juventus che cambia pelle, faccia, qualità. La Joya serve a questo gruppo in crescita e alla ricerca dell'amalgama migliore. L'argentino fa cambiare ritmo ai compagni, dribbla, lancia, tira, segna. E non è un caso se dopo qualche istante anche Higuain ne subisce l'effetto benefico andando a segno su Sorrentino e nel finale coglie uno strepitoso tris. Lasciarlo in panchina è un sacrilegio.

Matuidi: diligente e intelligente.

In mezzo al campo si è salvato anche il neo acquisto Matuidi, bravo a mantenere la posizione e a compiere sempre le giocate più semplici. Allegri gli aveva chiesto quantità in mediana e il francese ha risposto con una partita pulita, sia in fase di possesso che in quella di recupero. Rivelandosi importante soprattutto quando la forma fisica lo sosterrà e avrà più confidenza con i propri compagni. Non a caso, Allegri quando deve togliere un giocatore non pensa a lui ma all'altro neo acquisto Douglas Costa.

Benatia-Rugani ok, la ‘Vechia Guardia' può riposare.

Non era facile: la ‘Vecchia Guardia‘ era tutta in panchina, eppure il reparto difensivo ha retto bene l'impatto con l'Allianz Stadium: Szczesny, Benatia e Rugani non hanno fatto rimpiangere Buffon, Chiellini e Barzagli. Il Chievo ovviamente non era un test match di difficoltà massima ma ciò che serviva in campo è stato fatto: attenzione, intesa e soprattutto personalità negli interventi più determinanti.

I flop del match.

Desaparecido Pjanic.

Dov'era Pjanic? L'ex Roma deve ritrovarsi subito. Per lui, il discorso è inverso rispetto a quello su Dybala. Probabilmente Allegri ha deciso di tenerlo in campo fino al 90′ proprio per dargli gamba. La prestazione è da dimenticare: in un centrocampo dove aveva qualità e tecnica da dispensare a piene mani, il bosniaco ha stentato mettendosi in mostra solamente in occasione di un tiro che Sorrentino ha schizzato sopra il montante. Troppo poco per una Juve che avrà necessità delle sue giocate il prima possibile.

Pipita a segno, ma latita per un'ora.

Ha segnato il solito gol che ha confermato un fiuto infallibile in area di rigore, ma Gonzalo Higuain ha dormito per 60 minuti. Mai uno spunto dei suoi, mai un tiro vero verso Sorrentino o un uno a uno soddisfacente. In bianconero Allegri non lo toglie nemmeno se gioca con una gamba sola ma per riprendersi il suo grande amore – la Nazionale – il Pipita deve sicuramente destarsi e dimostrare di essere decisivo anche quando il suo assist man preferito – Dybala – è in panchina a riposare.

Più che Allegri è Dybala a far giocare bene la Juve.

Più che bocciato, è rimandato: Max Allegri studia il Chievo e si preoccupa della Champions League. Così mette in campo una Juventus B (ma non diciamoglielo) che fa sufficientemente bene il proprio compito ma sbaglia l'approccio iniziale. Manca la scintilla, tutti si aiutano ma lentamente, quasi in modo scontato. Per il Chievo non è un problema prendere le misure per un'ora di gioco e se non ci fosse stato lo sciagurato Hetemaj, i problemi sarebbero sorti. La tesi viene comprovata dall'entrata di Dybala: con l'argentino in campo, tutto cambia, i compagni prendono fiducia e giocano. Ma se si vuole andare avanti con tutta la rosa, non ci si può permettere questa dipendenza da Joya.