"A Torino stavo male, non mi piaceva come città. E Conte era un maniaco della tattica". A volte ritornano, è il caso di Miloš Krasić, 32enne, ed ex centrocampista della Juventus che non era ancora la corazzata attuale, né in campionato né sul mercato. Nell'estate del 2010 il serbo arrivò a Torino dal Cska Mosca per la cifra di 15 milioni di euro: il primo anno non fu da buttare (33 presenze, 2600 minuti giocati, 7 gol – 9 compresi Coppa Italia ed Europa League) poi qualcosa si ruppe andò via dopo appena una stagione ‘svenduto' al Feneberhaçe. Per i bianconeri si trattò di un flop assoluto, basta dare un'occhiata alle cifre: 7 presenze in Serie A (9 nel complesso, considerando anche la Coppa Italia), 304 minuti giocati (tutti accumulati tra settembre e ottobre), 1 solo gol (nel pareggio per 1-1 contro il Catania). Poi più nulla, fino a essere relegato costantemente in tribuna senza figurare nemmeno nella lista dei convocati.

La scheda di Krasic ai tempi della Juve (fonte Transfermarkt), il secondo anno fu durissimoin foto: La scheda di Krasic ai tempi della Juve (fonte Transfermarkt), il secondo anno fu durissimo

Oggi Krasić gioca coi polacchi del Lechia Danzica e ai microfoni di sport.pl ha raccontato alcuni particolari della sua brevissima (e deludente) avventura italiana, a cominciare dal rapporto con l'allenatore, Antonio Conte.

E' sicuramente un grande motivatore – ha ammesso l'ex bianconero -, un tecnico molto attento a ogni dettaglio che trasmette grande energia alla squadra. Per quanto riguarda le tattiche di gioco è un vero maniaco. Se negli ultimi anni la Juventus ha vinto molto, è proprio grazie a questa sua mania.

Cosa non ha funzionato? Nemmeno il serbo riesce a spiegarsi la ragione dell'accantonamento da parte dell'ex ct della Nazionale azzurra.

Ero convinto che sarei rimasto a lungo con i bianconeri, allora però Conte decise che avrebbe puntato su Lichtsteiner e non su di me. Sinceramente non ho ancora capito perché non mi abbia più voluto in squadra.

La permanenza a Torino fu quasi traumatica, al punto che nell'estate successiva quando si trovò a valutare una serie di offerte sul tavolo capì che era il momento di lasciare l'Italia.

Lazio e Sampdoria mi volevano ma l’opzione Fenerbahçe fu la migliore, sia per me che per il club. Forse, se alcune cose fossero andate diversamente nella mia carriera, non avrei vissuto questo declino. Torino? Non m'è piaciuta.