"Non ci si può presentare ad un ristorante da 100 euro e pensare di mangiare con 10". Testo e musica di Antonio Conte, maggio 2014, quando era ancora in sella alla Juventus. Fu uno sfogo che ne segnò il cammino – e il futuro professionale. Ma anche un segno d'allarme e insegnamento verso i club italiani, da troppo tempo ai margini delle Coppe Europee. Fino alla ribalta bianconera, nell'era Allegri, con le due finali conquistate. Ma prima e dopo, il nulla. E questo esordio in Champions League – in attesa che in Europa League ci strappino dei sorrisi e dei successi – Juventus, Roma e Napoli sono state bocciate al debutto stagionale.

Male Juve e Napoli, benino la Roma.

Soprattutto la Juventus e il Napoli si sono ritrovati con 10 euro in tasca e un conto da pagare salatissimo. Due sconfitte che bruciano, per differenti motivi, ma che accomunano le due migliori squadre della serie A: entrambe hanno dimostrato di trascorrere un calo psicofisico preoccupante per essere solamente a metà settembre.

Il flop al Camp Nou.

Troppe assenze e un Messi al top.

La Juventus si è presentata al Camp Nou rimaneggiata se non nello spirito, negli uomini. Tante, troppe assenze da regalare ad un Barcellona che quando gioca in Europa difficilmente sbaglia l'appuntamento. Al di là del risultato, figlio della straordinaria serata di Messi, la presenza bianconera in campo è apparsa inconsistente. Non è al primo match del girone che si vince o si perde la Champions, ma è pur un viatico con cui fare i conti.

La soluzione: campioni di fatto, non di nome.

Partendo dal presupposto che la Juventus rappresenta il clou del nostro calcio, il crollo di Barcellona deve far riflette a che punto sia il progetto italiano a livello europeo. Sicuramente da rivedere, anche se non tutto da buttare. La squadra di Allegri non è così brutta come si è vista martedì sera ma appare pur sempre una incompiuta. Nel progetto e nei singoli: Matuidi ha rivisto i fantasmi del 6-1 col Psg, Dybala ha subito l'ansia da prestazione davanti a Messi, Higuain è parso pensare più ai tifosi catalani che a fare gol.

Napoli, un ko da dimenticare.

Cambio di passo e mentalità.

Differente la genesi della sconfitta del Napoli a Donetsk che comunque ha fatto rumore per conto proprio. Perché gli errori commessi da alcuni big, come Reina, diventano determinanti non solo per la classifica ma anche per la costruzione dell'autostima. Al di là dei dubbi sulle scelte di Sarri (Mertens fuori, Diawara titolare davanti a Hamsik-Zielinski) ciò che ha sorpreso negativamente è stato l'approccio sbagliato al match.

La soluzione: lo spirito di squadra.

Dontesk non era un ambiente facile, sia dal punto di vista climatico che di tifo ma rappresentava un test importante per le aspettative azzurre in Champions. L'esame non è stato superato, oggi il Napoli si ritrova con zero punti in un Girone ricco di insidie, ma soprattutto, con meno convinzioni di quante ne avesse in partenza. E' fondamentale ritrovare i singoli (Hamsik, Insigne) ma anche lo spirito di gruppo.

Roma, debutto appena sufficiente.

Di Francesco e l'inesperienza che pesa.

Unica non bocciata la Roma dell'esordiente europeo Di Francesco. All'Olimpico di positivo resta il risultato, uno 0-0 confortante contro un Atletico Madrid superiore. Se non in tecnica, di certo per esperienza e approccio. Non è un caso se con Simeone in panchina i Colchoneros stiano vivendo uno dei periodi più floridi in Champions League. Ma i giallorossi hanno anche fatto vedere buone cose: ad esempio, che il progetto messo in piedi da Spalletti non è stato gettato insieme all'acqua sporca. E' vero, possono mancare Totti e Salah come dice Dzeko, ma le idee appaiono chiare.

La soluzione: continuare il progetto Spalletti.

Contro gli spagnoli, la Roma ha dato prova di solidità e di sofferenza. Allison ha salvato il risultato, altrimenti in goleada per i biancorossi, ma la quadratura del cerchio di Di Francesco non è utopia: in attesa di Schick, ha ritrovato il miglior Perotti e Defrel potrà solo integrarsi ancor più. Per il resto, la struttura è rodata e un pareggio iniziale in una girone infernale resta sempre un buon biglietto da visita.