"Le lacrime di un 5, la gioia di un 3 e la storia di un 4". Sono queste le parole con cui Albino Guaron, celebre scrittore argentino, definisce Javier Zanetti nel suo romanzo Dock Sud Historia dedicato all'ex capitano dell'Inter. Il film che si intitola: "Javier Zanetti: Capitano da Buenos Aires" si sviluppa con alcune riprese in Argentina, da dove Zanetti è partito nel giugno del 1995, e altre in Italia. In 80 minuti viene snocciolata la storia dell'ex capitano attraverso interviste a compagni di squadra, allenatori, giornalisti, personalità del mondo dello spettacolo e il grande scrittore argentino Guaron. Zanetti non è il classico personaggio sportivo che finisce alla ribalta della cronache per le sue follie ma è stato, ed è tuttora, un esempio di correttezza e sportività che lo fa rientrare in una sorta di categoria che potremmo definire "Anti-eroe moderno". Solo una volta Javier ha mostrato il suo lato più nascosto: era la finale di Coppa UEFA del 1997. L'argentino non prese bene la sostituzione di Roy Hodgson a pochi minuti dai rigori e in maniera plateale fece capire il suo malessere. Il caso rientrò nel giro di pochi minuti sul terreno e Guaron ha definito l'episodio come "una scenata da romanzo". Da lì gioie e dolori fino alle braccia al cielo nella notte storica di Madrid.

Zanetti: "È una grande emozione"

Il vice presidente nerazzurro ci ha parlato del suo stato d'animo quando ha saputo di questa produzione e le sensazioni durante la prima visione: "Sinceramente è una grande emozione. In verità, quando loro mi hanno detto che volevano fare un film su di me ho detto subito di sì, stiamo parlando di 4-5 anni fa, ma tornando a casa non ero così convinto. Ora siamo qui, ce l'abbiam fatta. Hanno fatto un lavoro enorme, non solo loro ma tutto il gruppo, per far sì che questo accadesse oggi. Io sono emozionatissimo perchè non avrei mai pensato che un giorno sarei finito sul grande schermo e che un giorno si raccontasse la mia storia da quando ero in Argentina fino al mio arrivo in Italia. Le testimonianze e tutto quello che ho sentito su di me mi rendono molto felice e li ringrazio ancora una volta".  Javier Zanetti non ha perso l'occasione per congratularsi con i ragazzi della Primavera di Stefano Vecchi che hanno appena vinto il Torneo di Viareggio: "Faccio i complimenti ai ragazzi perchè hanno dimostrato tutto il loro valore. Stiamo facendo un buon lavoro a livello giovanile. Auguro a tutti questi ragazzi  di provare tutto quello che ho provato io e sarò vicino a loro".

Il punto dei registi: "Zanetti ha qualcosa di mitico"

I registi di questo film-documentario sul vice presidente della squadra nerazzurra sono Simone Scafidi e Carlo Sigon, ma alla produzione ha lavorato anche Luchino Visconti di Modrone, parente del famoso Luchino Visconti, uno dei padri del Neorealismo italiano. Simone Scafidi, il più giovane regista italiano al quale sia stata dedicata una retrospettiva dalla Cineteca nazionale di Roma, ci ha reso partecipi della nascita di questo film: "L'idea è nata dal fatto che produrre un film sul calcio, o che parla di calcio, non sarebbe stato difficile. In maniera poco romantica, questo è stato il punto di partenza. Dall'altra parte c'è il fatto che sia io che Carlo siamo entrambi tifosi interisti, e chi è il punto di riferimento per i tifosi interisti? Javier Zanetti. Ad un certo punto del film viene detto ‘Che fantasia ci vuole a fare un film su Maradona! È ovvio che per qualsiasi regista è stimolante prendere un personaggio tutto genio e sregolatezza e crearne un'opera. Noi invece ci siamo detti: facciamo un film su Javier Zanetti, una persona che ha una linearità di percorso, di pensiero che tutto sommato sembra poco affascinante per farne un film, ma non è così. Anzi! Javier Zanetti ha qualcosa di mitico, ma non nel senso più utilizzato del termine: fa capire la sacralità di una persona che basandosi sulle sue forze è arrivato ad ottenere qualcosa di straordinario, di unico. Perchè effettivamente chi ha vinto come capitano dell'Inter quello che ha vinto Javier? Chi ha fatto del bene alla sua gente come lui ha fatto con la Fondazione Pupi. Questo ci è sembrato assolutamente stimolante. È stata una sfida che abbiamo accettato ed è stata un'esperienza sia umana che artistica estremamente soddisfacente".

Carlo Sigon, l'altro autore, ci ha spiegato come hanno deciso di raccontare l'ex calciatore argentino paragonando questa narrazione a quella di "Alien": "Per raccontare Zanetti abbiamo deciso di lasciare fuori campo Zanetti, di non metterlo di fronte alle nostre camere e di indagarlo con sessioni di interviste. Un uomo di risultati e di record ottenuti sul campo, non si inscena attraverso le sue parole, ma utilizzando quelle altrui, quelle che lui ha fatto sgorgare con le imprese".