Il lato oscuro della Dea. Anche se l'Atalanta oggi vive un momento splendido sotto il punto di vista sportivo, c'è chi questa favola la vuole rovinare a tutti i costi. Sono i tifosi nerazzurri, o meglio una parte dei supporter orobici che hanno macchiato l'attuale straordinaria stagione della Dea obbligando le forze dell'ordine ad intervenire e arrestarne 26. Nessun episodio di teppismo o violenza a margine delle partite, ma per reati altrettanto gravi e meschini: utilizzo e spacci odi sostanze stupefacenti dentro e fuori gli impianti sportivi, soprattutto nei dintorni dell'Azzurri d'Italia in occasione delle gare interne della Dea.

Il lato oscuro della festa – Una bruttissima pagina che rischia di mettere in secondo piano il sogno che moltissimi tifosi del club orobico stanno cullando in questi giorni: giocarsi fino in fondo il ruolo di outsider e dare fastidio alle grandi per un posto in Europa. L'Atlanta oggi è in piena zona Europa League ma è anche a una manciata di punti dalla Champions, autentica utopia divenuta di vittoria in vittoria qualcosa di concreto. E domenica c'è l'Inter a San Siro, in una sfida in cui gli orobici incontreranno il loro ex compagno Gagliardini, una partita che vale tantissimo perché un successo esterno contro una diretta concorrente per le Coppe potrebbe confermare la bontà del progetto di Gasperini – che quando incontra l'Inter sente aria di antiche vendette.

Mai una gioia – Eppure c'è chi non sembra apprezzare tutto ciò. Si tratta di 26 tifosi dell'Atalanta sarrestati in mattinata dalle forze dell'ordine dopo un'indagine che era partita qualche settimana fa, denominata "Mai una gioia", richiamando uno striscione polemico che era apparso sulle tribune dell'Azzurri d'Italia. La polizia ha fermato e arrestato 26 persone nell'ambito di controlli per spaccio e utilizzo di sostanze stupefacenti. Dopo una serie di pedinamenti e intercettazioni, ci si era accorti che dentro e fuori lo stadio andavano in scena vere e proprie attività organizzate per la distribuzione di sostanze illecite che venivano da lì a poco consumate: hashish ma anche cocaina.

Il figlio del procuratore – L'operazione era nata già da alcune segnalazioni risalenti al 2015 e in merito a degli scontri avvenuti fuori dallo stadio nel 2016. Il gruppo interessato, sotto l'effetto delle sostanze stupefacenti spesso poi si dedicava ad atti violenti. Tra gli indagati e gli arrestati ci sarebbe anche il figlio del procuratore di Brescia.