Qualche settimana fa De Laurentiis lanciò il sassolino nello stagno: "Mi piacerebbe vedere Ibrahimovic al Napoli". Un colpo a effetto per un Natale con Zlatan nella splendice cornice del Golfo, col Vesuvio e il pino secolare incastonati nel diorama sfumato d'azzurro. Come il mare e il cielo, come la maglia del club che alla città vorrebbe regalare un nuovo idolo capace di trascinare la squadra allo scudetto. E chi se non lo svedese che, in quanto a titoli nazionali conquistati, è una sorta di ‘mister Wolfe', quello che risolve problemi. Allo stesso calciatore l'idea non dispiace, a margine della propria carriera può ancora regalare a se stesso un brivido di gioventù e d'orgoglio, di fede e passione, per regalare ai tifosi del San Paolo – quella folla da brividi che lo accoglierebbe come nuovo idolo – un sogno scudetto riposto nel cassetto 30 anni fa.

Io al Napoli? Non si sa mai… Però sto bene qua. Vediamo, vediamo cosa succede – ha ammesso Ibra in un'intervista a Fox Sport -. Ho firmato per una stagione, con opzione sulla seconda. Non ho troppi campionati davanti a me, voglio divertirmi e fare la differenza.

Trentasei anni, di cui 20 trascorsi sui campi di calcio: da Malmö a Barcellona, da Milano a Parigi fino alla Premier inglese made in Manchester United. Nel giro del mondo dell'attaccante manca solo una tappa nella geografia del calcio: sbarcare a Napoli e prendere casa lì, sempre che non ceda alle lusinghe della Major League (con i Los Angeles Galaxy pronti a fargli ponti d'oro) oppure alle offerte faraoniche che gli arrivano dalla Cina.

Ibra in azzurro, un colosso nel cuore della prima linea partenopea che vanta frecce come Insigne e Callejon, un ariete alla Milik e (forse) ancora un ‘falso nove', Mertens, capace di reinventarsi bomber vero nonostante per mestiere abbia sempre praticato il gioco d'ala piuttosto che di prima punta. Un attacco micidiale, un attacco da Champions, un attacco da far accapponare la pelle ripensando a quell'inno rimbombato nella notte Real, un attacco per scucire lo scudetto (proprio come fece Galliani al Milan, quando lo tolse dalla maglia dell'Inter e disse "adesso questo è nostro") dal petto della Juventus.