C'era una volta l'Italia che aveva smesso di produrre calciatori di livello e che fossero in grado di emozionare gli appassionati di futbol del Belpaese. Quando? Fino a pochi mesi fa era diffusa l'idea che in Italia non vi fossero più calciatori forti, in grado di poter essere dei validi portabandiera della tradizione calcistica tricolore, invece ora siamo tutti concentrati sulla crescita di alcuni calciatori che si stanno prendendo le luci della ribalta in Serie A e sono già parte della Nazionale di Giampiero Ventura. Questa è la quarta puntata di una rubrica che si chiama "Generazione Zero" nella quale parleremo di giovani poco considerati fino a qualche tempo fa ma che ora sono al centro delle settimanali discussioni calcistiche dello "stivale". Dopo Andrea Belotti, Ciro Immobile e Lorenzo Insigne; questa puntata è dedicata a Manolo Gabbiadini.

L'attaccante di Calcinate è il nuovo idolo dei tifosi del Southampton e ha riconquistato anche una buona fetta di critica italica: l’impatto con il calcio inglese è stato devastante dato che in 5 partite giocate Manolo Gabbiadini ha segnato 6 goal. Ha riconquistato la Nazionale ma un infortunio gli ha impedito di rivestire la maglia dell'Italia. Questo ragazzo del '91 aveva perso il sorriso mentre ora sembra rinato, fa goal in qualsiasi modo e nel mese di febbraio è risultato essere il calciatore più apprezzato del campionato britannico: non male come primo mese nell'insidiosa terra di Albione. La convocazione di Giampiero Ventura per le gare contro Albania e Olanda fa capire la linea che il commissario tecnico vorrebbe seguire nel prossimo futuro e Manolo rientra di diritto in quella categoria di calciatori che devono costituire l'ossatura della rappresentativa azzurra di oggi e di domani.

L'officina, il Cittadella e la Serie A.

All’età di 16 anni Manolo lavora nell’officina dello zio a Bagnatica e quello sembra poter essere il suo futuro ma dopo due anni Gabbiadini inizia a fare sul serio con il calcio e con l’Atalanta. Dopo l’esordio in Serie A, a 18 anni e 4 mesi contro il Parma, va in prestito al Cittadella. Con la squadra veneta mette insieme 27 presenze e 5 reti nella serie cadetta e viene incluso nella lista dei 32 migliori giovani della Serie B 2010/2011. L'anno successivo Gabbiadini rientra alla casa madre e il 25 marzo 2012, a 20 anni, realizza il primo goal in Serie A contro il Bologna (2-0).

L'esplosione: Bologna, Samp e Napoli.

Nell'agosto del 2012 viene acquistato in compartecipazione dalla Juventus per 5,5 milioni di euro e viene girato in prestito gratuito al Bologna fino a fine stagione. Al termine dell'anno agonistico viene rinnovata la comproprietà tra Atalanta e Juventus ma viene girato alla Sampdoria, che entra nella compartecipazione. Le stagioni sotto la Lanterna consacrano Gabbiadini al grande palcoscenico della Serie A: 45 presenze condite da 15 goal. Dopo un anno e mezzo in blucerchiato, a 23 anni, viene acquistato a titolo definitivo dal Napoli per 12,5 milioni di euro.

La parentesi sotto il Vesuvio è piena di luci e ombre: Gabbiadini viene oscurato dalla presenza di Gonzalo Higuain nella prima stagione intera con i partenopei ma è sempre sul pezzo ogni qualvolta viene chiamato in causa. Diverso l'approccio alla stagione 2016/2017: la partenza del Pipita dovrebbe consacrarlo come titolare del tridente d'attacco ma alcune prestazioni opache e l'esplosione di Milik, prima, e Mertens, poi, lo fanno scalare nuovamente nelle gerarchie. Il pubblico del San Paolo non gli ha mai fatto mancare il suo supporto ma il morale del ragazzo è sotto i piedi.

Il piede sinistro di Gabbiadini.

Il ragazzo di Calcinate ha sempre mostrato una buonissima tecnica di base che sommata al gran tiro e alla rapidità d'esecuzione lo rendono imprevedibile da qualsiasi posizione. Manolo è uno di quei calciatori che può cambiarti la gara con una conclusione e l'esperienza alla Samp lo ha migliorato tanto perché lì ha trovato un vero maestro in questo, ovvero Sinisa Mihajlovic.

Il tecnico serbo ha da subito puntato su questa peculiarità di Gabbiadini e i risultati sono evidenti fin da subito. Nel mese di settembre della sua prima stagione in blucerchiato realizza due reti da fermo in 15 giorni: la prima contro il Toro e la seconda nel derby col Genoa. Un vero cecchino.

La punta lombarda non calcia solo da fermo. Come abbiamo già detto in precedenza, è molto abile anche con la palla in movimento perché riesce sempre a spostarla e calciare verso la porta. È in grado di capire come e quando può mettere in difficoltà il suo marcatore e dove può punirlo.

Una delle critiche che spesso viene mossa alla punta bergamasca è la mancanza di fisicità ma ogni volta che viene tirata in ballo questa cosa a me viene in mente la rete contro il Chievo Verona del gennaio 2013 quando Manolo fa a sportellate con il suo marcatore per 15 metri e poi con un tocco sotto misura batte il portiere clivense. Non proprio leggerino, insomma.

Rinascita Oltremanica.

Nella sessione invernale di mercato della stagione 2016/2017 Gabbiadini decide di lasciare Napoli e parte per la Premier League: destinazione Southampton. L'impatto con il campionato inglese è incredibile 4 reti in 4 gare e una doppietta nella finale di League Cup contro il Manchester United. L'attaccante italiano diventa idolo della tifoseria Saints che subito gli dedicano cori e lo esaltano come nuove eroe del Saint Mary's Stadium.  Il 10 marzo viene eletto miglior giocatore del mese di febbraio (FA Premier League Player of the Month), davanti a due ragazzetti come Harry Kane e Romelu Lukaku. Davvero impressionante.

Qualità e fragilità.

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
(Eugenio Montale, Spesso il male di vivere, Ossi di seppia-1925)

Per descrivere il momento della carriera di Gabbiadini sono andato a ripescare i versi di una poesia di Montale dove i poli sono "male" e "bene" e attorno ad essi ruotano le due strofe. Il male di vivere, il dolore che il poeta ha incontrato nella sua vita sembra rappresentare un po' quello che Manolo Gabbiadini ha vissuto in alcuni momenti della sua esperienza napoletana mentre nella strofa dedicata al "bene"si parla dell'Indifferenza, l'unico "bene" di cui si ha esperienza e che può sconfiggere qualsiasi cosa. Sembrerebbe descrivere esattamente il percorso che l'attaccante italiano ha fatto pochi mesi fa: dal bene al male, dall'oscurità alla luce. Una sorta di crescita sotto il profilo caratteriale.

Probabilmente Gabbiadini aveva solo bisogno di sentire la fiducia e la tranquillità che a Napoli non ha trovato, nonostante la media reti alla sua partenza è di circa mezzo goal a partita. Non è chiaro se si è trattata di una questione di ruolo, di carattere, ma il feeling con la squadra azzurra non è mai sbocciato. Il calcio è strano perché la partenza di Higuain e l’infortunio di Milik sembravano potergli schiudere tutte le porte, invece il rapporto è calato definitivamente. Il talento classe ’91 ha faticato ad emergere nello scacchiere partenopeo ma appena si è liberato dai suoi fantasmi Manolo ha iniziato a infilare palloni su palloni nelle reti avversarie. Ha ritrovato la Nazionale e l'apprezzamento di gran parte della critica che lo ha denigrato fino a poco tempo prima.

Probabilmente la punta dei Saints ha bisogno di una squadra che lo aiuti e lo faccia sentire un punto di riferimento e non uno che può perdere il posto in qualsiasi momento. Il botta e risposta a distanza con Maurizio Sarri sembra far emergere qualcosa in merito al loro rapporto. La fiducia dei compagni e dell'allenatore per alcuni atleti è più importante di ogni altra cosa: se viene a mancare si blocca tutto quel meccanismo complesso che mette insieme fisicità e forza mentale per approcciarsi al lavoro. Per immaginare cosa sia la felicità di un calciatore che esce dal periodo meno felice della sua carriera basta fermarsi a guardare le statistiche di Manolo: la realtà è un pendolo che oscilla tra dolore e gioia. E ora Gabbiadini lo sa.