Fosse per lui, nonostante i 42 anni compiuti nelle scorse ore, tornerebbe in campo a correre dietro ad un pallone. La carta d'identità e la squalifica fino al 2020, arrivata dopo esser stato trovato ancora una volta positivo alla cocaina, lo hanno però allontanato dal calcio giocato. Anche oggi che allena una squadra di terza categoria, un piede in campo non può ancora metterlo: neanche quando giocano i suoi ragazzi. La giustizia lo ha infatti colpito duramente, rifilandogli una punizione probabilmente eccessiva: una sorta di "daspo" che lo ha tenuto lontano anche dalla recente festa per i 90 anni della Fiorentina, la sua squadra del cuore. "Sono cresciuto con la maglia della Fiorentina e sono tifoso viola, ma ho fatto meno di quello che ci si poteva aspettare – ha dichiarato Flachi attraverso il profilo Facebook del club gigliato – La maglia viola ha significato tanto, peccato averla indossata poco. Il mio sogno era di fare come Totti a Roma".

La moglie e l'amante.

"C'era rispetto tra noi giovani e i senatori dello spogliatoio – ha continuato Flachi – Ringrazio Batistuta, Piacentini, Di Mauro, sono cresciuto con loro. Era un altro calcio, erano altri uomini. Io mi spogliavo accanto a Batistuta e se facevo qualche cavolata non mi parlava per venti giorni". A poche ore dalla sfida proprio tra Sampdoria e Fiorentina, Flachi ha anche parlato al "Secolo XIX": "Per chi farò il tifo? E’ impossibile scegliere – ha spiegato l'ex attaccante – E’ come chiedermi di scegliere tra la moglie e l’amante, quindi dico x. La fede è viola, ma la Samp è stato il momento più bello della mia carriera. La mia squalifica? E’ giusto che paghi per i miei errori, ma dopo sette anni mi sembra un po' eccessivo. Vedo gente che nel calcio ha fatto cose tranquillamente ben peggiori della mia".