Federico Bernardeschi è uno di poche parole. Poche ma buone. Come quelle rilasciate alla "Gazzetta dello Sport" in merito alla sua carriera e al suo futuro nella Fiorentina: messo in dubbio dai tentativi della concorrenza e dalle parole di Paulo Sousa. "Ho letto dell'interessamento di tante squadre – ha spiegato Bernardeschi – ma nel calcio quasi tutto è nuvola. Solo quello che non è nuvola diventa fuoco. La verità è che io oggi sto bene alla Fiorentina. Se hai un contratto lo devi rispettare e certe cose si decidono sempre in due".

Lo spavento e la rabbia per il problema cardiaco.

Nella lunga intervista concessa, il talento viola ha poi parlato anche della paura di non poter giocare più a calcio: "Quando mi dissero che avrei dovuto fermarmi per sei mesi, a causa del cuore ingrossato, spaccai a cazzotti due mobili e una porta di casa. Potevo lasciarmi andare ma reagì grazie alla famiglia, agli amici e a Dio. Furono sei mesi d’inferno: zero sforzi fisici, niente calcio, molte lacrime. Fino alla visita successiva e al via libera per tornare in campo. Il cuore è uguale a sei mesi fa, mi dissero. Ero cresciuto tantissimo ed era cresciuto pure lui. Mi sentii una lampadina: mi ero spento, mi avevano riacceso!".

Il retroscena della Juventus.

Sotto contratto fino al 2019, Bernardeschi si appresta a sfidare l'Inter: la squadra che più delle altre lo ha cercato durante il mercato estivo. Prima dei nerazzurri, però, ha rischiato di arrivare la Juventus che nel 2015 provò a mettere le mani sul talento viola che, a quel tempo, doveva ancora rinnovare con i Della Valle. Il tentativo di Marotta, che sperava di bloccare il ragazzo e girarlo in prestito al Sassuolo, andò però a vuoto per il ritorno della Fiorentina e per la scelta dello stesso Bernardeschi: alla fine convinto a rimanere a Firenze.

Il rifiuto allo United.

Juventus e Inter, ma non solo. Nel corso degli ultimi anni, sono state diverse le squadre che hanno tentato di strappare Bernardeschi ai viola. Nonostante le offerte allettanti, arrivate anche dall'Inghilterra, ha sempre prevalso la voglia di emergere con la maglia della Fiorentina: "Il mio no al Manchester? La voce del loro interessamento girava da tempo: ero orgoglioso, sì, ma l’idea non mi esaltava più di tanto. A Firenze stavo bene e sapevo che sarei diventato in ogni caso un calciatore. Non mi sono mai pentito della scelta e sono uno che crede nel destino: vuol dire che la mia strada era questa".