Il Milan è naufragato sotto la pioggia battente della capitale: 4-1 il risultato finale che ha visto uscire dall'Olimpico i rossoneri di Montella, umiliati dalla Lazio di Simone Inzaghi trascinata da un immenso Immobile. Al primo vero confronto con una avversaria importante, la squadra milanista ha ceduto completamente mostrando lacune nel progetto che dovranno subito venire colmate per evitare ulteriori imbarcate dannose non solo per le classifiche ma  – soprattutto – perché frenerebbero il percorso verso la riconquista di autostima.

Dal successo al complesso.

Prestagione e inizio al top.

Sei gol nelle prime due uscite, tre al malcapitato Crotone al debutto stagionale, altri due al Cagliari nella prima di fronte al proprio pubblico di San Siro. Entusiasmo alle stelle, conferma dell'ottima campagna acquisti estiva e soprattutto la risposta sul campo di un progetto che appariva già in ottima fase di avviamento. Per non dimenticare la cavalcata senza macchia anche in Europa League che ha riportato il Diavolo in Coppa.

Pausa e ripartenza flop.

Poi, la pausa per le Nazionali. Un break doveroso per tutti, in vista di un campionato che sarà lunghissimo con la stagione che culminerà col colpo di coda mondiale in Russia. Molti giocatori impegnati con le rispettive selezioni, il ritorno agli allenamenti, la preparazione al ritorno del campionato con la sfida dell'Olimpico alla Lazio. Dove il Milan si è sciolto.

Gli errori di Montella.

Troppi cambi in mediana.

Vincenzo Montella non può non avere responsabilità precise sul disastro dell'Olimpico. Il tecnico ha varato dl primo minuto il solito 4-3-3 a cui si sta affidando in modo perpetuo, nella convinzione di poter dare un assetto al gruppo da imparare a memoria e metabolizzare il prima possibile. Ma per la terza volta in 3 gare di campionato, Montella ha rimescolato la mediana. Se col Crotone c'erano Calhanoglu-Locatelli-Kessie, contro i Cagliari aveva optato per il trio Calhanoglu-Montolivo-Kessie. Questo pomeriggio, altro cambio: Montolivo-Biglia-Kessie.

Meno corsa e più regia, scelta flop.

L'unica certezza di Montella appare dunque essere l'ex atalantino, con tutti gli altri a giro. Ma ciò ha creato incertezze nella cerniera tra attacco e difesa: a Roma, il duo Montolivo-Biglia (al netto del gol del capitano rossonero) – che probabilmente doveva aumentare le geometrie della squadra dando maggior ordine – è apparso troppo lento e macchinoso rispetto alle manovre verticali laziali.

Mentalità e personalità da costruire.

Possesso e manovra sterili.

Il Milan,  statistiche alla mano, ha gestito il match, in crescendo. Da un possesso del 35% è passato ad un 65% nella ripresa ma la gestione e la circolazione della palla sono state sterili. Segno che la Lazio ha saputo adattarsi alle caratteristiche rossonere e non viceversa: i padroni di casa hanno lasciato il pallino della manovra agli avversari, ma hanno saputo finalizzare meglio al momento giusto.

3 gol in 10 minuti.

Sotto alla mezz'ora per un rigore calciato da Immobile, il Milan è franato nel giro di 10 minuti evidenziando un cammino ancora lungo nella costruzione di una personalità collettiva vincente. La Lazio quattro minuti dopo ha trovato il raddoppio e 3 minuti dall'inizio della ripresa ha fissato il tris, davanti ad un Milan che stava provando a riorganizzarsi.

Il modulo ad oltranza.

Un 4-3-3 inadeguato.

Il 4-3-3 è la creatura di un Montella che lo ha cullato sin dalla scorsa stagione, Tanto che la campagna acquisti estiva è stata varata proprio all'insegna di una convinzione chiara: esterni veloci in avanti, larghi e tecnici in difesa. Da qui i vari Kessie, Conti, Borini, Rodriguez, Suso tutti abili e arruolati per dare il proprio contributo. Ma con una Lazio che ha proposto una linea mediana a cinque, creando traffico e densità, le ripartenze rossonere si sono subito arenate.

Più densità a centrocampo.

Soprattutto a inizio ripresa, invece di cambiare il trio d'attacco Suso-Cutrone-Borini, Montella avrebbe dovuto optare per un centrocampista in più. Sotto di due gol e con la Lazio che non ha cambiato assetto né uomini, se non a risultato acquisito, la sensazione è che creando parità numerica in mediana avrebbe potuto restare in partita fino al 90′.

Gli errori dei singoli.

Montolivo-Biglia, da rivedere.

I due playmaker che avrebbero dovuto gestire la situazione hanno fallito. Più Biglia di Montolivo ma poco conta. L'ex laziale alla sua prima all'Olimpico da avversario ha subito il clima e l'ansia da prestazione ne ha tagliato idee e giocate. Un po' meglio il compagno di reparto – che ha trovato anche il gol – anche se le geometrie sono sempre cozzate sul centrocampo laziale in costante superiorità numerica.

Giovani rimandati, serve esperienza.

Contro la Lazio si è capito che il Milan ha ottimi giovani su cui puntare ma che il processo di maturazione è ancora alla fase iniziale. Cutrone in avanti, Calabria in difesa non hanno brillato, anzi. Alle prime difficoltà non hanno saputo reagire e chi di esperienza e tacche sulle spalle ne aveva da vendere (da Bonucci a Montolivo) ha faticato a ricucire gli strappi dove la Lazio ha sempre fatto malissimo.