Diritti tv del calcio, rivoluzione epocale: l’Europa abbatte le frontiere

Diritti Tv Serie A 2011-12
La Corte Europea ha dichiarato “illegittimi i limiti territoriali”: i cittadini privati hanno diritto a utilizzare le loro schede ovunque nei 27 paesi dell’Unione. Sky trema, Mediaset ricorre in appello: il monopolio è finito.

Il mondo catodico del calcio è stato scosso alla base da uno tsunami tanto improvviso quanto dirompente: con la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea si è deliberato che tutti i cittadini privati all'interno dell'UE possono usufruire e scegliere con quale decoder e abbonamento seguire gli eventi calcistici senza dover sottostare ad alcun regime di monopolio sancito da un'emittente satellitare specifica. In pratica, un italiano potrà – senza incorrere in sanzioni o atti illegali – vedersi le partite della Serie A o dei campionati che più gli piacciono, sottoscrivendo un abbonamento con un qualisasi operatore televisivo, di qualsiasi Paese dell'Unione.

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Giochi senza frontiere

Più semplicemente, si sta parlando di libero mercato secondo le leggi dell'UE, fatto normale se lo si inserisce in un contesto lavorativo e sociale, ma che diventa "straordinario" nel momento in cui lo si associa all'intoccabile mondo del pallone. É quanto accaduto a Karen Murphy, proprietaria di un pub a Portsmouth, il patriottico "Red, white and blue", famoso nel Regno Unito per aver ospitato importanti scrittori come Sir Artur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes. La donna mostrava le partite della Premier League ai suoi clienti tramite un abbonamento ad un’emittente satellitare greca, che le costava molto meno dell’equivalente abbonamento britannico. La BSkyB, che detiene i diritti del calcio britannico, le proponeva un abonamento annuale di 8 mila sterline, mentre l'operatore greco costava otto volte meno, cioè ottocento sterline. Il fatto ha scatenato le ire della stessa BSkyB che ne ha chiesto l'illegittimità e la Corte Europea ha vietato di fatto alla proprietaria del pub di trasmettere le partite perché, in quanto fruito in un luogo pubblico, il servizio era soggetto al pagamento di una tariffa speciale. Ma l'epocale rivoluzione sta nel fatto che la stessa Corte ha specificato che sottoscrivere un abbonamento con un’emittente di un altro stato per la propria abitazione privata, anche se per gli stessi contenuti già offerti da un’emittente sul territorio nazionale, è perfettamente legale.

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La sentenza Bosman della televisione

La sentenza puó essere paragonata – sempre stando nel mondo del calcio – a quella più famosa, passata alla storia come ‘sentenza Bosman‘ che rivoluzionò il calcio nel lontano 1995. Jean-Marc Bosman era un calciatore professionista belga, che giocava per l'RC Liegi a quel tempo una società calcistica militante nella massima serie del campionato belga. Il caso Bosman nacque in seguito a una controversia sorta nel 1990 fra lui e la sua societá perchè Bosman sosteneva che la disciplina sul sistema dei trasferimenti della Federazione calcistica belga e dell'UEFA-FIFA avevano impedito il suo trasferimento a una società francese, l'US Dunkerque. Bosman chiedeva al tribunale nazionale la declaratoria d'inapplicabilità nei suoi confronti della disciplina sui trasferimenti e delle norme relative agli stranieri in quanto incompatibili sia con le norme sulla concorrenza del Trattato di Roma che con la libera circolazione dei lavoratori. Il Tribunale nazionale sottopose il caso alla Corte europea di giustizia che aprì alla libera circolazione dei calciatori quali lavoratori professionisti subordinati.

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La legge di Murphy: i monopoli tremano

Oggi, davanti alla decisione della Corte Europea nei confronti della controversia Murphy-BSkyB ha aperto una nuova frontiera di come cambierà il calcio in televisione: mai più monopoli, libero mercato e ovviamente moltissime domande in merito. I prezzi degli abbonamenti saliranno? Se tutti disdirranno gli attuali abbonamenti che – non solo in Inghilterra ma anche e soprattutto in Italia – servono alle società per pagare i giocatori, i campionati subiranno un contraccolpo verso il basso? E ancora: cosa faranno adesso i grandi operatori (come ad esempio la piattaforma Sky a livello europeo tra le più presenti sui vari circuiti nazionali)? Faranno ostruzionismo e minacceranno un'immediato switch-off di autotutela? Insomma, a tutto ció oggi non si puó certo rispondere ma i luminari di diritto internazionale concordano su una riflessione: da oggi, le vecchie regole non esistono più e tutti dovranno correre ai ripari per evitare di perdere abbonati, introiti e indotti milionari.

La controversia sui diritti d'autore

Ci sono peró dei distinguo importanti: se è vero che il libero mercato debba permettere ad un privato cittadino di scegliere l'offerta migliore, economicamente più vantaggiosa o ricca, è anche vero che non tutto è trasmesso da chiunque produca decoder e abbia emissioni satellitari. Torniamo a monte, alla Premier League: se la produzione di una gara è inserita all'interno di un ‘programma' che richiede uno ‘studio' progettato a priori (fatto di musiche, grafiche, effetti ‘unici') questo prodotto nonn può essere ritrasmesso pedissequamente da altre emittenti in Paesi che in precedenza non ne abbiano acquisito i diritti, perchè violerebbero precisi copyright e diritti d'autore. Un ‘cavillo' sottile ma che oggi fa la differenza e salvaguarda chi ha già pagato e sta producendo le gare dei rispettivi campionati o ha ‘comprato' i "pacchetti" per i campionati esteri sulle proprie piattaforme (un altro esempio chiarificatore arriva dalle gare di Europa e Champions League, inserite in un ‘format' in esclusiva all'Uefa e a nessun altro).

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La proprietà intellettuale non può contraddire le leggi dell'UE

In questo senso, dunque, la tanto decantata rivoluzione potrebbe spegnersi in un rumoroso battibecco da cortile. Eppure, alcuni esperti sottolineano come proprio questo ‘status quo' sia stato smantellato. Quella avvenuta nella causa tra Murphy e BSkyB sarebbe infatti "un’esplicita dichiarazione da parte dell’Europa che i diritti sulla proprietà intellettuale non possono servire a rendere frammentato il mercato e ad applicare tariffe diverse a diversi paesi dell’Unione Europea per la trasmissione del medesimo contenuto. La decisione presumibilmente influenzerà tutto il panorama delle licenze in Europa, non solo per la trasmissione delle partite di calcio ma anche per altri contenuti come film e musica". Questo, ad esempio, è il parere di Toby Headdon, avvocato specializzato in questioni di proprietà intellettuale presso lo studio legale Berwin Leighton Paisner, consultato in merito dal Wall Street Journal. In parole povere, gli attuali contratti sono stati dichiarati «contrari al diritto comunitario» dalla sentenza della Corte.

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Il futuro è adesso

Adesso restano pochi scenari da affrontare: o chi detiene i diritti di un determinato evento, manifestazione o campionato decide di non venderli nei Paesi dove la concorrenza per ritrasmetterli farebbe precipitare i prezzi  (come è accaduto per la Grecia con un'offerta 8 volte inferiore a quella inglese) oppure la vendita dei diritti televisivi dovrà accettare un forte ridimensionamento nella proposta economica da dare ai possibili clienti, uniformando – in questo caso verso il basso senza la possibilità di fare "cartelli" – i pacchetti da vendere. Con gran beneficio delle tasche di tutti i tifosi che amano seguire il calcio comodamente a casa propria ma con enormi ripercussioni sul mondo del pallone dove Federazioni e Società non potranno più contare sui milioni provenienti dalle tv per pagare stipendi e ingaggi ai propri campioni.

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Mediaset annuncia ricorsi: Confalonieri promette battaglia

In Italia non appena è arrivata la notizia non si è rimasti di certo a guardare. In un Paese in cui i diritti tv hanno una valenza pari al 70% della voce ‘entrate' per i club calcistici e dopo aver venduto a suon di milioni i diritti fino al 2015, i magnati del tubo catodico non ci stanno a veder svanire per una sentenza dell'UE i loro proficui affari. Così Mediaset ha già promesso ricorsi contro la Corte Europea. Mediaset ricorrerà in tutti i modi contro la decisione che ha cancellato i limiti territoriali all'uso dei diritti Tv per il calcio. Lo ha detto senza mezzi termini il presidente della società, Fedele Confalonieri, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di un convegno sul diritto d'autore. "Ricorreremo in tutti i modi contro quella decisione che non capisco", ha risposto Confalonieri alla richiesta dei giornalisti di commentare la decisione. E Sky? Al momento tace ma i ben informati riferiscono di un lavoro intenso degli studi legali della piattaforma di Murdoch già colpito al ‘cuore' del sistema satellitare avendo perso in casa propria con la BSkyB sconfitta a tavolino da una sconosciuta barista di Portsmouth. Ma la storia insegna: le grandi rivoluzioni sono sempre partite dsl basso.

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