Tre è il numero perfetto. Vale per Pitagora e vale per Sarri, che alla terza stagione ha dato la svolta alla sua storia a Empoli, con una salvezza conquistata nel segno del bel gioco. Il Napoli che si prepara al terzo anno sarriano, vestito col 4-3-3, può costruire su fondamenta solide: il record di punti del club in serie A (86) e il ruolo di miglior attacco dell'ultimo campionato, con quattro giocatori in doppia cifra. L'Audi Cup, che certo è pur sempre solo calcio d'agosto a basso ritmo, lascia intendere che gli schemi offensivi sono prevedibilmente oliati. Si rivedono, però, anche i limiti difensivi che rappresentano l'unico anello debole sulla strada verso il successo.

Difesa da migliorare.

Parlare di scudetto, per la squadra che l'anno scorso ha giocato il miglior calcio d'Italia e, cazzimma o non cazzimma, ha messo paura al Real Madrid campione d'Europa, non può più essere e non è un tabù. La scaramanzia lascia il posto al realismo del sogno, a una logica che vede gli azzurri partire come principali rivali della Juventus. “Vincere un campionato è difficile” ha detto Albiol a As, !vogliamo crescere ancora per avvicinarci a quei 90 punti che servono per farcela. Per raggiungerli siamo stati costretti a vincere, praticamente, tutte le partite del girone di ritorno. Dobbiamo mantenere questo ritmo durante tutta la stagione”.

Le sfide più indicative dell'Audi Cup, contro Atletico Madrid e il Bayern Monaco di Ancelotti, restituiscono l'immagine di una squadra spettacolare nel fraseggio tra i vari reparti, che supera il primo pressing e sviluppa le ormai abituali trame offensive con i tagli di Callejon e i cambi di gioco. Una squadra, però, che deve ritrovare concretezza davanti e risolvere qualche incertezza difensiva dietro, anche se il tecnico riscopre contro il Bayern un Maksimovic più presente e meglio integrato rispetto all'anno scorso e Koulibaly man of the match di fronte ai bavaresi.

Nel primo tempo contro i Colchoneros, che non sanno nemmeno cosa sia un'amichevole (vedere l'intervento di Godin su Ounas al 90′ per credere) il Napoli gestisce il gioco ma la migliore occasione è per l'Atletico.

L'azione si sviluppa sull'asse sinistro dell'attacco spagnolo, nel corridoio fra Chiriches e Ghoulam. Il franco-algerino tende a schiacciarsi troppo sul centrale di riferimento e lascia spazio al cross. Troppi, a quel punto, gli spazi lasciati scoperti nella transizione al limite dell'area, con Allan ben piazzato a coprire Hysaj sul lato opposto e Jorginho, vertice basso del centrocampo, poco reattivo nello scalare e chiudere lo spazio dove si inserirà Torres per il colpo di testa. Una mancanza di cattiveria nella lettura della situazione di gioco che si è ripetuta nel corso del match quando l'Atletico ha attaccato dalle fasce. Una mancanza perdonabile ad agosto, da risolvere per l'avvio della stagione.

Nell'azione che porta al colpo di testa di Torres, Chiriches e Koulibaly sono troppo vicini e Jorginho è in ritardo nella copertura. Lascia troppo spazio per il taglio dell'attaccantein foto: Nell'azione che porta al colpo di testa di Torres, Chiriches e Koulibaly sono troppo vicini e Jorginho è in ritardo nella copertura. Lascia troppo spazio per il taglio dell'attaccante

Multiforme ingegno.

Nel 2-0 al Bayern, Sarri ruota tutti gli elementi e prova anche Zielinski esterno alto con Allan, Rog e Jorginho a centrocampo. Negli ultimi dieci minuti, invece, sprimenta un 4-4-2 con Milik e Pavoletti davanti e Giaccherini, che segna un gran gol, ala sinistra. L'analisi degli allenamenti che Sandro Modeo ha condotto sul Corriere della Sera attraverso brevi sequenze riprese dal drone usato da Sarri in una partitella a due tocchi, evidenziano come il Napoli cerchi “la maggiore prossimità possibile tra fase-possesso e fase-pressing, un possesso che cerchi di sfuggire al pressing e un pressing che cerchi la riconquista immediata (i tedeschi lo chiamano «gegenpressing»)”.

Il gol di Giaccherini al Bayern nasce dal movimento di Mertens. Il Napoli attacca con un 4–4–2, Callejon costringe la difesa bavarese a schiacciarsi e libera spazio per il taglio dentro dell'ex Bolognain foto: Il gol di Giaccherini al Bayern nasce dal movimento di Mertens. Il Napoli attacca con un 4–4–2, Callejon costringe la difesa bavarese a schiacciarsi e libera spazio per il taglio dentro dell'ex Bologna

L'importanza delle coperture preventive.

Nella fase difensiva, però, come emerso anche nella tournée americana, il Napoli sembra non riuscire a coprire tutte le zone di campo con la stessa aggressività in fase di non possesso. E un pressing disomogeneo fa saltare quella coesione che serve per non andare in inferiorità numerica nelle zone più a rischio per chi gioca con un 4-3-3 offensivo, ovvero i corridoi interni, i cosiddetti semi-spazi, e l'area di influenza del playmaker basso avversario. Per l’ultimo salto, conclude Modeo, “Sarri dovrebbe forse lavorare sia sul rigore dei posizionamenti preventivi, sia – soprattutto – sulla plasticità-fluidità del possesso-fraseggio, con giocatori che sappiano alternare velocità esecutiva (da uno-due tocchi) e «sospensioni» della giocata, passaggi di prima e palla tenuta (nascosta) in attesa di smarcamenti”.

Quel che salta agli occhi, dunque, è la bellezza fragile del Napoli, che sa esprimere un calcio di scintillante bellezza, fosforo e fantasia, tutto pensiero veloce e volontà di precisione, ma appena un ingranaggio del meccanismo si inceppa rivela un gap di soluzioni alternative rispetto alla Juventus e alle big d'Europa sui calci da fermo o sulle palle alte.

La sfida al Nizza.

La possibilità di cambiare volto sarà fondamentale nella sfida al Nizza per centrare il primo obiettivo della stagione, la qualificazione alla fase a gironi della Champions League. La squadra di Favre, infatti, parte con un 4-3-3 di base ma copre il campo con diverse configurazioni diverse al variare delle situazioni di gioco. In fase di costruzione, infatti, il Nizza tende ad attaccare modellata in un 3-5-2 o più spesso un 3-4-3 con gli inserimenti dei centrocampisti e i terzini che salgono non tanto per ricevere palla nella transizione della manovra ma per allargare le maglie della difesa avversaria e consentire la giocata tipica dei rossoneri, il fraseggio di prima per vie centrali, la verticalizzazione immediata grazie alle ali che si accentrano e la punta che viene indietro, fra le linee, per dettare la profondità.

Il Napoli dovrà riuscire con pazienza a portare il match sui suoi binari e mantenere la distanza corta fra i reparti, con e senza palla. Il Nizza, infatti, difende con un 4-1-4-1 compatto, crea un imbuto fra i centrocampisti centrali e occupa il campo con l'obiettivo di costringere gli avversari a giocare per vie centrali, dove può più facilmente recuperare palla. Al Napoli il multiforme ingegno visto nelle amichevoli estive servirà eccome per aggirare la densità sulle corsie e squadernare i rapidi cambi di gioco per gli inserimenti di Insigne o Callejon da cui dipende tanta parte del successo degli azzurri.

Vincere sporco.

Callejon rimane così l'elemento imprescindibile nello scacchiere di Sarri. “È l'equilibratore fra centrocampo e difesa, è fondamentale in entrambe le fasi di gioco” spiega Fernando Orsi a Radio Radio. “Non so perché in Spagna non lo prendono in considerazione, a Napoli è il giocatore più indispensabile della rosa anche perché non salta mai una partita”.

Sarri, ha detto lo spagnolo alla Gazzetta dello Sport, “cura nei minimi dettagli anche i particolari meno importanti, lavora molto sulla mente. Tatticamente, poi, è un maestro, ci fa giocare bene, ci fa sentire forti, e sa tirare fuori il meglio da ciascun singolo”. L'intesa con Mertens e Insigne, “attualmente il miglior talento che esprime il calcio italiano” diverte e fa divertire. “Io mi diverto a sorprendere il difensore: arrivare da dietro e concludere, mi esalta". La sintesi perfetta del calcio di Sarri, di un Napoli che spariglia destini e fortune nel segno dell'imprevedibilità. Ma, come diceva Lothar Matthaeus, “per diventare campioni a volte devi saper vincere anche sporco. Fa parte del gioco”.