Il perfetto capro espiatorio. Mattia De Sciglio, pagato 12 milioni, finisce esibito come il flop della serata, perché si lascia superare con facilità addirittura irrisoria da Lukaku in occasione del gol vittoria di Murgia. I tifosi, già non particolarmente soddisfatti del suo arrivo in estate, si scatenano sui social. Allegri, che l'ha lanciato al Milan e l'ha sempre stimato, lo difende. I rossoneri, intanto, si presentano al campionato con Bonucci, una nuova difesa a tre e una squadra che rappresenta la più interessante scommessa della stagione. E la domanda sorge spontanea: chi ha fatto il vero affare, il Milan a venderlo o la Juventus a comprarlo?

Il Milan passa alla difesa a tre, giusto venderlo.

Il Milan un affare lo fa di sicuro, e non è un giudizio di merito sul giocatore. Lo fa perché, con l'arrivo di Bonucci e Rodriguez il passaggio a una difesa a tre era molto più che un'ipotesi, e De Sciglio non corrisponde al profilo di un tornante a tutto campo chiamato alle due fasi in un 3-4-3 o un 3-5-2. Giusto monetizzare per la società e per De Sciglio cercare un contesto dove poter esprimere le sue caratteristiche.

La serata di Supercoppa però fa testo fino a un certo punto. Entra infatti con la Juve già sotto 2-0, segno che i problemi non nascono certo con il suo ingresso in campo. Dopo le due magie di Dybala, i bianconeri rimettono in piedi la partita, e il suo errore lancia Lukaku sul fondo, ma sul tocco indietro né uno dei mediani arretra né uno dei centrali legge la situazione per chiudere rapidamente la linea di tiro.

Corrisponde al profilo che la Juve cercava.

Al di là dell'episodio singolo, però, rimane una questione complessiva che riguarda l'impianto tattico bianconero. L'arrivo di Douglas Costa, unico dei nuovi a salvarsi ieri e candidato al posto di titolare a destra, come avevamo ipotizzato qualche tempo fa, con Bernardeschi o Mandzukic a sinistra, va a formare un trio di trequartisti che tendono a tagliare verso il centro. Per mantenere l'ampiezza, dunque, i terzini devono spingere di più e coprire le spalle agli esterni alti. E la spinta De Sciglio l'ha garantita e la garantirà, come la disciplina tattica. L'ex Milan è un terzino da poco più di due contrasti a partita nelle ultime tre stagioni, che l'anno scorso ha chiuso come quinto nella rosa di Montella per tackle riusciti.

Tutta la Juve ha sofferto nell'impostazione sulle fasce.

L'errore individuale dell'Olimpico è il risultato di una difficoltà di impostazione che la Juve ha sofferto dall'inizio, già con Cuadrado e Alex Sandro. Gli esterni infatti salivano troppo, prendevano entrambi una posizione che non aiutava l'uscita bassa del pallone, anzi spaccava la squadra. Pjanic si sforzava di ripiegare per dettare l'appoggio in verticale a Benatia, ma la Lazio occupava meglio lo spazio alle spalle dei mediani bianconeri. E sulle palle perse, la Juve si faceva trovare impreparata nelle coperture preventive e in ritardo nelle transizioni positive.

Per reggere questo modulo e questa impostazione, serve una compattezza figlia della condizione atletica, una brillantezza di corsa che la Juventus al momento non ha. Solo quando tutta la squadra inizierà a girare a pieno regime, si capirà se avrà fatto un affare con De Sciglio. Di sicuro, non è Dani Alves e l'errore non si discute. Ma non è da questa partita che si può capire, non ancora, quanto possa valere nel contesto di questa Juve.