Il Barcellona lo aveva lasciato andare senza troppi rimpianti. La Juve ne approfittò e portò a Torino Dani Alves, il laterale brasiliano aggiunto allo scacchiere tattico di Allegri per conferire maggiore esperienza internazionale e spessore tecnico alla squadra che oggi sogna la finalissima di Champions, la seconda nel giro di un paio di anni. Questione di sliding doors, porte che scorrono e conducono a una diversa dimensione calcistica. Quella toccata all'esterno sudamericano ha fatto sì che fosse proprio lui a castigare i blaugrana, contribuendo a mettere la parola fine su un ciclo di vittorie che per adesso in Europa hanno altri candidati, protagonisti. La rivelazione Monaco, le corazzate di Madrid (Real e Atletico), la stessa Juve: tutte nell'urna del sorteggio di Nyon.

Amici-nemici. A fine match, quando Kuipers cala il sipario sul ritorno dei quarti, Dani Alves abbraccia Buffon. Un po' gli dispiace aver dato il colpo di grazia ai blaugrana, per giunta in quello stadio in cui è stato tante volte interprete della leggenda catalana. Otto anni, una vita intera, non si dimenticano in 180 minuti. "Sono contento per la mia squadra ma tornare qui ha avuto un sapore agrodolce – ha ammesso nell'intervista a Mundo Deportivo -. Ho provato grande emozione e anche una sensazione molto particolare. Mi è dispiaciuto molto vedere i tuoi amici tristi (Dani Alves ha consolato Neymar in lacrime, ndr) ma il calcio è questo".

Tra tanti avversari avrebbe fatto a meno di affrontare il Barcellona. La sorte ha voluto così… cosa accadrà invece nell'urna di Nyon? "Tutte le squadre che sono arrivare in semifinale hanno meritato di esserci – ha aggiunto Dani Alves, di momenti del genere ne ha vissuti tanti nel corso della carriera -. Non penso al sorteggio ma solo a preparare bene la prossima partita".