Quando pensi che tutto possa andare per il meglio, nel calcio, è meglio non fidarsi troppo. E’ praticamente quello che è successo a Lambros Choutos, uno dei calciatori più “sfortunati” e che forse hanno fatto più fatica ad esprimersi nei campionati europei nonostante avesse avuto ottime possibilità di mettersi in mostra.

Di nazionalità greca, nato ad Atene nel 1979, Choutos ha lasciato il calcio giocato dopo aver accumulato più panchine che minuti in campo. La sua ultima esperienza proprio in Italia, nella Prima Divisione, diventando poi uno svincolato “di lusso” per diversi anni, prima dell’abbandono definitivo al rettangolo verde.

L’inizio promettente dell’attaccante ellenico.

Cresciuto nel settore giovanile della Roma, Choutos esordì in Serie A alla tenera età di 16 anni, in occasione del 4-1 all’Olimpico dei giallorossi contro il Napoli. Era la stagione 1995/1996, e Mazzone, allora tecnico del club capitolino, lo gettò nella mischia al posto di un certo Francesco Totti, astro nascente di quella squadra. Sul giocatore greco non si può davvero dire molto di più. Una carriera bruciata troppo in fretta o forse mai iniziata del tutto. Eppure il greco, prima dell’esordio in A, ebbe quattro anni di soddisfazioni nelle formazioni giovanili giallorosse. Di lui si parlava davvero bene: seconda punta o esterno in un attacco a tre, baricentro basso, rapido e veloce con il pallone fra i piedi, Choutos pensò che in Italia potesse trovare il giusto ambiente per maturare in maniera definitiva, ma evidentemente il calcio italiano di allora non aveva il tempo di aspettare la totale crescita dei giovani.

Dalla Roma al ritorno in Grecia.

Neanche il tempo di gioire per l’esordio in Serie A con la maglia giallorossa che Lambros Choutos, il quale evidentemente non aveva convinto del tutto la dirigenza della Roma, fu ceduto definitivamente. E non andò affatto male per l’attaccante che tornò nella sua Grecia, ma soprattutto in un club di livello come l’Olympiakos. Per 5 milioni e mezzo di Dollari (circa dieci miliardi di Lire), i giallorossi quindi si liberarono del promettente calciatore greco. Guardando il suo bottino con la maglia ellenica, vien da pensare che i dirigenti capitolini furono lungimiranti. Infatti Choutos riuscì a totalizzare, dal 1999 al 2004, solo 47 presenze condite da 22 gol. Non tantissimi in quasi 6 anni di permanenza in Grecia. E pensare che a lui fu anche dato il privilegio di apparire sulla copertina della versione greca del videogame "Fifa". A dimostrazione che Lambros poteva dare il meglio di sé unicamente a livello giovanile, nel 1999 siglò il record di realizzazioni con la maglia della Grecia nei match di qualificazione agli europei di categoria, ben 15 in nove gare.

La grande occasione di riscatto all’Inter.

Scaduto il suo contratto con la squadra del Pireo, decise di investire su di lui l’Inter, ingaggiandolo a parametro zero e dandogli così la possibilità di dimostrare che quel ragazzino dalle grandi speranze, potesse fare molto nel club nerazzurro. C’è da premettere che quelli però erano gli “anni d’oro” del club di Moratti, capace di acquistare calciatori sconosciuti con la speranza di farli diventare campioni, ma che invece si dimostravano davvero mediocri. Ma i tempi non sono affatto cambiati, e dopo aver fatto soltanto panchina accanto a Cuper, allora tecnico dei nerazzurri, Choutos fu prestato all’Atalanta dove riuscì incredibilmente a giocare solo una gara in sei mesi, davvero poco per potersi esprimere al meglio. Curiosa fu l’accoglienza che gli riservò Delio Rossi, all’epoca tecnico dei bergamaschi: “Choutos? Non rientra nell’ambito del rafforzamento deciso con la società ma è un uomo in più rispetto a quelli che devono arrivare e serve per fare numero”.

Maiorca, Reggina e un club di Promozione campana per il rilancio.

Letteralmente cacciato da Delio Rossi, Choutos però non perse la speranza di potersi rilanciare ancora in qualche altra squadra. E così, dopo la poco felice esperienza con i bergamaschi, l’Inter lo mandò in prestito in Spagna, al Maiorca, sempre con Cuper in panchina, che fece copia e incolla di quanto faceva con i nerazzurri, ovvero lo fece accomodare in panchina. E così ecco ancora l’Italia nel suo destino e la possibilità di giocarsi qualche chance per 6 mesi con la maglia della Reggina, dove non vide neanche la porta in 9 presenze. Riuscì anche a festeggiare uno scudetto con l’Inter che lo mandò in campo nel finale, all’ultima giornata, contro il Torino. Ma su di lui c’è anche un aneddoto particolare da raccontare. Pare infatti che, svincolatosi nell’estate del 2007 dai nerazzurri, e rimasto senza squadra, effettuò un provino, non andato a buon fine, con l'Hirpinia, una squadra campana militante in Promozione e che quello stesso anno poi approdò in Eccellenza. Fu poi tesserato dal Panionios, in compagnia di Recoba, dove in 23 presenze realizzò 12 gol.

L’ultima esperienza della sua carriera in Italia, al Pescina.

L’anno successivo lo trascorse al Paok Salonicco, l’illusione di aver trovato la giusta continuità svanisce in pochi mesi. Meno di dieci presenze e nessuna marcatura. Ancora una volta il tenace Choutos si trasferì così in Italia, biennale con il Pescina Valle del Giovenco, in Lega Pro, formazione abruzzese dai buoni propositi, da dove però restò svincolato a fine stagione a causa del fallimento della società, ponendo praticamente fine alla sua carriera. Dal 2013 fa parte di “Inter Forever”, un progetto che ha come obiettivo quello di rafforzare i legami tra i calciatori nerazzurri del passato e quelli del presente. In un match benefico disputato contro le vecchie glorie del Real Madrid nel 2014, terminato 2-2, segnò la rete del pareggio, di testa, su un cross di Javier Zanetti. Nonostante la poca fiducia, avrebbe potuto davvero fare molto di più. Lontano dall’Italia infatti, fra Olympiacos e Panionios, non aveva neanche fatto male. Ad oggi, dopo tante esperienze nel calcio, si dedica a uno dei suoi hobby preferiti: la boxe. Forse per sfogare la sua rabbia per quanti non hanno mai avuto fiducia nei suoi confronti.