Fucina di talenti, catena di montaggio, scuola calcio migliore del globo oppure settore giovanile più longevo e prolifico al mondo. Sono le etichette assegnate al pianeta Ajax che, con un moto di rivoluzione tutto suo, ha consegnato al calcio, per larghi tratti del secolo scorso e l'inizio di questo esaltante terzo millennio, tonnellate di campioni, da Cruyff a Van Basten, da Seedorf a Ibrahimovic (per citarne alcuni), che hanno nobilitato questo splendido sport. Un moto inarrestabile come quello della Terra e con un principio fondante inestinguibile: i Lancieri puntano tutto sui giovani.

Un dogma, un elemento naturale, un modo di intendere il calcio, appunto rivoluzionario, che non si è mai arrestato arrivando fino ai giorni nostri presentando, anche a poche ore dall'esiziale scontro con lo Schalke 04 nei Quarti di finale della Europa League, una quantità smodata di campioncini in erba e prospetti già pronti per il grande salto. In questo sconfinato serbatoio di preziose risorse, vediamo i ragazzi più interessanti di scena all'Amsterdam Arena.

Davy Klaassen, Napoli sulle sue tracce.

Forte, capitano dei Lancieri, 24 anni ed una vita all’Ajax (ad Amsterdam dal 2004). Questo, in breve, il curriculum del factotum del centrocampo biancorosso Davy Klaassen, leader tecnico e morale di una squadra che, dopo aver cominciato male la stagione con l’eliminazione dai preliminari di Champions per mano dei russi del Rostov, con lavoro e determinazione, ha raddrizzato la rotta alimentando i sogni dei tifosi col -1 dal Feyenoord capolista e più di un piede nelle semifinali di Europa League (sua la doppietta che ha steso lo Schalke 04 all'andata).

Una guida silenziosa ormai pronta per lasciare “casa” specie dopo il gran rifiuto opposto al Napoli un anno fa con la promessa di voler andar via solo dopo aver regalato, dopo l’harakiri che permise al PSV di vincere la scorsa Eredivisie nell’ultima di campionato, un trofeo alla sua squadra. Questione di fedeltà ma anche di riconoscenza, crescita e consapevolezza nei propri mezzi.

Mezzala, trequartista, all’occorrenza mediano dai piedi buoni, Klaassen è diventato in pochi anni il centro nevralgico del gioco olandese da cui ogni azione ed ogni occasione da gol nasce e si sviluppa. Un campione essenziale (uno massimo due tocchi e via), dalla grande visione di gioco, dal dribbling ubriacante ma soprattutto di molta sostanza che, come sempre, è più eloquente di tutti i doppi passi e le finte possibili. 12 assist e 19 reti stagionali, infatti, sono il miglior biglietto da visita per attrarre club forti e ambiziosi, Lazio in prima fila, capaci di sradicare la colonna olandese dal suo habitat naturale e portarla in tornei ancor più difficili e competitivi: il momento di Davy è arrivato.

Kasper Dolberg: erede di Milik, piace agli azzurri.

Erede designato del polacco Milik, ceduto la scorsa estate al Napoli di Sarri per 32 milioni di euro, Kasper Dolberg non avvertendo le responsabilità che andava a raccogliere ha dimostrato grande maturità diventando, in breve tempo, un altro di quei giovani calciatori destinati a lasciare il nido dei Lancieri per trovare/provare strade affascinanti ed alternative a quella di Amsterdam.

Il danese classe ’97, prelevato la scorsa stagione dal Silkeborg per merito dell’intuito dello storico talent scout John Steen Olsen (lo stesso che portò all’Ajax Ibrahimovic o Eriksen), grazie allo spazio lasciatogli dal partente Milik ha finora realizzato, malgrado un piccolo infortunio all’inguine che lo ha fermato per un mese, in 41 presenze totali, 8 assist e ben 19 reti. Un rendimento importante che, unito alle sue caratteristiche di bomber elegante, forte fisicamente, dal buon temperamento e dalla raffinata qualità tecnica, ne fanno un uomo mercato di assoluto valore.

Un valore che ben si intravede anche per un curioso episodio. Il giovane numero 25, infatti, si inserisce nel solco segnato dai suoi grandi predecessori in maglia Ajax (Van Basten, Bergkamp o Kluivert) non solo per le comune militanza in biancorosso ma anche per il fatto che Dolberg, così come le predette leggende, ha segnato all’esordio assoluto con la compagine allenata da Peter Bosz. Un marchio di qualità, un inequivocabile segno del destino.

Amin Younes.

Tedesco di Dusseldorf con origini libanesi Amin Younes, 23 anni è un altro di quei prospetti di cui sentiremo parlare a lungo nei prossimi anni. Folletto inesauribile (168 cm) sulla fascia sinistra, esterno offensivo di piede destro nonché uomo spesso decisivo dei Lancieri, Younes sembra aver trovato ad Amsterdam il contesto ideale nel quale crescere, emergere ed affermarsi definitivamente.

Dopo gli anni nella “cantera” del Borussia Monchengladbach, il prestito in B al Kaiserslautern e l’esordio prima in Bundes e poi in Europa League, infatti, l’estroso calciatore classe 1993 ha espresso una costanza di rendimento sempre maggiore divenendo, in due anni, con 22 assist e 14 gol totali, un elemento imprescindibile di De Boer prima e di Bosz poi. Un ragazzo di indiscusso valore in grado di creare sempre la superiorità numerica ed andare al cross con estrema precisione che, con le sue inestimabili qualità, sarà un profilo su cui anche la nazionale di Low (3 gol in 18 presenze con la Under 21) potrà puntare nei prossimi anni.

Davinson Sanchez.

I talenti degli olandesi non si concentrano però solo in attacco o a centrocampo col difensore Davinson Sanchez degno componente di questa schiera di fortissimi prospetti. Un talento che, peraltro, la scorsa stagione ha avuto ampio risalto mediatico per via del suo rifiuto al Barcellona di Luis Enrique il quale aveva deciso di impiegarlo nella squadra B almeno per un anno prima di lanciarlo al Camp Nou.

Una decisione che non vedeva d’accordo il 20enne colombiano accasatosi poi, e con profitto, all’Ajax. Una scelta importante comunque che ha il sapore dell’arrivederci più che dell’addio proprio per il grande rendimento dell’ex Atletico Nacional in grado di disputare 39 partite, tutte dal primo minuto, sulle 49 totali con anche 2 assist e 5 reti e ottime prestazioni che hanno nuovamente attirato su di lui le attenzioni proprio dei blaugrana.

Neres, Kluivert e De Ligt.

A chiudere questa ampia panoramica sui calciatori dei Lancieri pronti al grande salto, troviamo tre ragazzi giovanissimi che, seppur non ancora maturi (più fisicamente che tecnicamente) per esperienze altrove, rappresentano il prossimo futuro dell’Ajax prima e dei top club europei poi. Parliamo, nello specifico, del difensore centrale De Ligt, dell’esterno offensivo carioca David Neres e del figlio d’arte di Patrick Kluivert, Justin.

Il primo, peraltro già nazionale olandese a soli 17 anni, 7 mesi e 13 giorni, capace di collezionare 22 presenze totali nella stagione inaugurale in prima squadra. Il secondo, ormai titolare inamovibile malgrado il recente approdo a febbraio (arrivato dal San Paolo per 12 milioni di euro) con la nomea di nuovo Neymar ed un bottino parziale di 4 reti in 10 presenze e, infine, il terzo, degno erede, seppur con qualità diverse (attaccante centrale il padre, esterno offensivo il figlio), del celebre genitore. Un bacino di grande talento, classe e qualità quindi cui attingere a piene mani per rinforzare, con forze giovani e pronte, le migliori squadre del continente.