Otto presenze fra Coppa Italia e campionato con il Napoli, zero gol, pochissime azioni create, molti errori banali e un'insofferenza molto chiara a tutti mostrata nell'ultima partita di campionato contro il Crotone. Questo è finora lo score poco esaltante di Leonardo Pavoletti, preso a gennaio dal Napoli (costo, 20 milioni circa) per poter aspettare meglio e senza ansie Milik e poi soprattutto sostituire Gabbiadini, liberatosi dalla malinconia per andare a fare molti gol in Inghilterra, nel Southampton. Partiamo proprio dall'attaccante di Calcinate per capire meglio i problemi che sta vivendo Pavoletti. Il rapporto fra Gabbiadini e Sarri non è mai sbocciato anzi, dopo un inizio di speranze e orizzonti luminosi, è finito subito per colpa del cambio di modulo necessario. Nelle prime due partite di campionato dello scorso anno Sarri voleva riproporre lo schema offensivo che tanto bene aveva fatto ad Empoli, giocando con una mezza punta vera – Saponara ad Empoli, Insigne a Napoli – e due punte capaci di muoversi ed alternarsi nel ruolo di prima punta (Maccarone-Pucciarelli all'Empoli e Higuain-Gabbiadini nel Napoli).

Le presenze di Pavoletti in A con la maglia del Napoli (transfermarkt)
in foto: Le presenze di Pavoletti in A con la maglia del Napoli (transfermarkt)

Come Gabbiadini. Dopo la sconfitta con il Sassuolo e il brutto pareggio con la Sampdoria in casa, a Sarri furono evidenti delle varianti tattiche a cui sottostare: Insigne non ha la costanza atletica di esserci sempre nel primo pressing su chi imposta il gioco avversario, Callejon non può stare fuori in una squadra che ha bisogno di esterni tattici, Higuain vuole l'area di rigore tutta per sé. Mettendo insieme queste condizioni, Sarri ha ripiegato su un 4-3-3 alla Benitez riuscendo ad avere risultati strabilianti nel primo anno e in linea in questa seconda stagione. Il contraltare è stato l'accantonamento di Gabbiadini, depressosi fino al trasmetterlo a tutti in campo quando giocava. Manolo non è riuscito ad approfittare neanche delle situazioni in cui gli veniva data totale fiducia, come è successo quest'anno dopo l'infortunio di Milik, arrivando così alla necessaria cessione in prestito con obbligo di riscatto ai Saints.

Identità tattica. Pensando a questi problemi che ha vissuto Gabbiadini, torniamo a quello che sta vivendo in questo momento Pavoletti. Gabbiadini e Pavoletti sembrano essere calciatori differenti da molti punti di vista ma entrambi hanno un tratto in comune, la difficoltà di giocare con i loro partner d'attacco. Sono più finalizzatori del gioco che uomini d'attacco a tutto tondo, come è invece Higuain (grazie alle sue grandi skills offensive) o come è Mertens, da sempre uomo di raccordo tra attacco e centrocampo che punta vera e propria.

Le partite giocate da Pavoletti in Coppa Italia col Napoli (transfermarkt)
in foto: Le partite giocate da Pavoletti in Coppa Italia col Napoli (transfermarkt)

Le difficoltà di adattamento. Pavoletti sta soffrendo oggi quello che ha sofferto Gabbiadini per un anno e mezzo, la difficoltà di inserirsi in una squadra in cui il riferimento offensivo deve avere come primo task giocare con la squadra per poter liberare spazi di gioco in cui poi farsi trovare pronti. Giocare spalle alla porta, come sa fare meravigliosamente Gabbiadini (alcuni gol segnati in Inghilterra sono l'apoteosi di questa sua caratteristica) e con buona rendita anche Pavoletti, nel gioco sarriano è assolutamente inutile rispetto ad esempio alla capacità di smarcarsi in una frazione di secondo per farsi servire sul movimento come invece Higuain (maestro) e Mertens (istinto naturale) sanno fare.

E' stata davvero la scelta giusta? Appurato questo però ci sono delle domande a cui bisognerebbe rispondere. Se i motivi delle difficoltà di Gabbiadini erano evidenti perché prendere un centravanti che ha queste caratteristiche anti-sarriane ancora più evidenti? Perché non prendere già a gennaio oppure bloccare per giugno calciatori molto più "dentro" il modo di giocare di Sarri? E poi una domanda in ottica futura: Milik ha giocato molto poco con il Napoli e ha mostrato di sapersi ben integrare negli schemi e soprattutto nei principi di gioco sarriani. Ma siamo sicuri che il prossimo anno, se Sarri resta al timone della squadra, all'allenatore toscano non viene voglia di ripercorrere la strada di quest'anno e giocare senza riferimento centrale ma con tre attaccanti mobilissimi così da non dare nessuna coordinata agli avversari? Se questo fosse vero, importante è non ripetere l'errore di puntare su calciatori non integrabili nelle idee di gioco dell'allenatore ma su giocatori pronti in poco tempo (Rog che gioca solo da marzo in poi è un vero peccato) e subito utili alla logica del gioco. Inutile disperdere tempo e il valore dei calciatori con acquisti senza molto senso.