Diciotto anni, diciotto lunghissime stagioni. Tanto è durata l’attesa del Feyenoord per riaccogliere al De Kuip il titolo olandese vinto spesso e volentieri, in questi due decenni scarsi, dalle rivali Psv (9), Ajax (6) e dalle outsider Az e Twente (con 1 titolo a testa). Un digiuno notevole per la compagine di Rotterdam che, da Tomasson a Jorgensen, da Bosvelt a Vilhena, da Kalou a Berghuis fino a Cruz e Kuyt, in una sorta di ricambio generazionale, di lungo passaggio del testimone, ha visto nuovi protagonisti, nuovi volti e, soprattutto, nuove figure da ammirare e idolatrare.

Un successo all’ultimo sangue, all’ultimo match col resiliente Ajax finalista d’Europa League ad una sola distanza dai nuovi campioni d’Olanda ed un trionfo conteso fino all’ultima giornata dell’Eredivisie. Come al solito però, ad una vittoria del genere, con prospetti così importanti in rosa, corrispondono interessamenti sul mercato per i propri calciatori che diventano il sogno proibito (o quasi) di diversi club d’Europa. Dal bomber Jorgensen al terzino Karsdorp, ecco i giovani del “Club del popolo” pronti per il grande salto nei migliori campionati d’Europa.

Karsdorp e Kongolo, l’oro sulle fasce.

Cercare di individuare solo alcuni dei protagonisti che hanno scritto la storia del Feyenoord (15esimo titolo) in questa specifica stagione agonistica è impresa ardua e ingrata. Tanti, infatti, sono stati gli uomini che, con il loro rendimento e la loro professionalità, hanno reso possibile questa impresa. Eppure, in chiave mercato, su tutti, spuntano ragazzi interessanti in grado di compiere il definitivo salto di qualità in quest’annata e segnalarsi al grande pubblico.

Fra questi, troviamo gli esterni bassi di Van Bronckhorst Kongolo e Karsdorp. Il primo, agile, veloce e scaltro padrone assoluto della corsia mancina (32 le gare giocate) in grado di ricoprire anche il ruolo di difensore centrale (valutazione di 8.5 milioni di euro), il secondo, invece, autentico terzino capace sia di attaccare con costanza, gamba e forza fisica (4 assist in 30 sfide di Eredivisie) sia di difendere con attenzione, concentrazione ed ottime diagonali a copertura. Caratteristiche che gli hanno schiuso le porte della nazionale e procurato l’attenzione di tante squadre, club di Premier e Napoli comprese.

Vilhena un Davids con maggior tecnica.

Il centrocampo, pur formato anche da El Ahmadi (nel 4-2-3-1 globale), vede in Tonny Vilhena la star assoluta del Feyenoord. Il ragazzo olandese di origini angolane prodotto a Km 0 della “cantera” del club di Rotterdam, infatti, in questa annata ha messo in mostra tutte le sue straordinarie qualità (peraltro già intraviste nell’Europeo Under 17 vinto nel 2011) pur arretrando spesso la sua posizione da mezzala a mediano puro.

Una maturità, una completezza anche in termini tattici che lo hanno eletto leader assoluto della squadra oltre che uomo equilibrio dei meccanismi offensivi del collettivo biancorosso. Il recente rinnovo fino al 2020 però, con anche la voglia matta di disputare la Champions League da protagonista, preclude un po’ a Vilhena la possibilità di lasciare “casa” e partire alla volta dei campionati più impegnativi d’Europa con l’Inter che, almeno per questa estate, dovrà rinunciare, salvo cifre astronomiche da sborsare, al nuovo Davids.

Berghuis: il nuovo Robben.

Reduce da un’annata in Premier League non certo entusiasmante fra le fila del Watford (solo 2 assist in 9 gare) di Quique Flores nella stagione 2015/16, il giovane Berghuis ha fatto ritorno in patria approntando un “passo indietro” per compierne tre o quattro in avanti. Un’autentica rincorsa che ha portato l’esterno offensivo ex Az Alkmaar ad esprimere, col Feyenoord, tutto il suo inesplorato potenziale fatto di corsa, talento, velocità, dribbling ed un tiro davvero preciso. Elementi distintivi che, abbinati ad un mancino davvero sontuoso ed alla comune nazionalità, fanno partire presto, malgrado l’età non più verdissima del #19 (25 anni), i paragoni con l’eterno Robben. Un raffronto al momento non troppo semplice ma che potrebbe essere calzante qualora Berghuis, magari anche in Champions, riesca a dare continuità al suo stupendo gioco.

Jorgensen, reti dal sapore del riscatto.

Al primo anno nella nuova realtà olandese il giovane Nicolai Jorgensen non ha avuto alcun problema a caricarsi sulle spalle l’attacco della compagine del De Kuip e guadagnarsi il titolo di “pichichi” dell’Eredivisie al primo colpo. 21 gol in 32 partite che rispediscono al mittente le critiche da lui ricevute ai tempi della prima chance fuori dalla Danimarca col Bayer Leverkusen e lo lanciano nell’aristocrazia del calcio europeo.

Un rendimento importante che ha il sapore del duplice riscatto, individuale e di squadra, con la maledizione lunga 18 anni spezzata anche grazie alle sue pesanti reti (di cui ben 4 decisive per i 3 punti finali). Realizzazioni che ora lo proiettano nel gotha del football internazionale con la Premier e la Ligue 1 (Marsiglia su tutte) intenzionate a sborsare non poco pur di accaparrarsi le prestazioni dell’ex Copenaghen.