La Roma dei gladiatori tiene aperto il campionato. La rabbia, la voglia e i rimpianti per i troppi punti persi si impastano nel 3-1 giallorosso alla Juventus. Il match, elettrico, regala alla squadra di Spalletti la seconda vittoria nelle ultime otto sfide contro i bianconeri, la prima quando ha affrontato i grandi rivali dopo la 35ma giornata. De Rossi, El Sharaawy e Nainggolan hanno permesso alla Roma di ribaltare il risultato e credere all'impresa ancora per una settimana almeno e di evitare la terza gara interna senza vittorie, un'eventualità che non si verifica dal marzo 2015. Totti ancora una volta trascorre 90 minuti in panchina ma stavolta Spalletti gli concede gli ultimi due e mezzo per la passerella finale. La prossima puntata del triangolo con Spalletti e i tifosi rischia di essere ancora più gustosa alla luce del risultato, in questo gioco a somma zero che determina le alterne fortune, da sempre, dei giallorossi.

Illusione Lemina.

E' di Lemina il gol che consegna lo scudetto per un tempo alla Juventus. Una conclusione perfetta, un capolavoro corale che coinvolge tutti, stelle e supposti comprimari. E' l'epifania della stagione, la traduzione dello spirito vincente della Juventus dei record. E' perfetto il lancio di Sturaro per Higuain che si smarca in area di rigore e pnnella l'appoggio per Lemina. Il francese non può sbagliare a porta vuota. L'illusione di una Juventus che si presenta con i big ai box dura poco. E il Napoli, che sognava il secondo posto con la cinquina di Torino, rischia di doversi rassegnare al terzo posto nonostante un trio da record in doppia cifra e un calcio che ha toccato punte fra le più alte della stagione.

La Roma, a parte un paio di tentativi iniziali con El Sharaawy, ha aspettato anche troppo a sbloccarsi in avvio di partita. Così sono i bianconeri a creare la prima occasione al 7′. Da una mischia in area emerge Asamoah. Sul suo sinistro da fuori solo il palo salva Szczesny. La serata sembra avere un finale già scrittoIl successo nasce, e non è ormai una novità, dalla solidità di un impianto difensivo che concede meno tiri di tutti in Serie A. Il sostanziale 4-5-1, con 4-5-1, con Mandzukic e Cuadrado sugli esterni ad aiutare tantissimo, non concede spazi. Cambiano gli uomini ma, almeno per una ventina di minuti, non si altera l'efficienza della copertura degli spazi, delle transizioni negative dell'ingegnosa e multiforme squadra di Allegri.

De Rossi scuote l'Olimpico.

Alla Roma non restano che i calci piazzati, situazioni in cui la Juve ha concesso sette gol, uno in più dei giallorossi (record stagionale). In questa sfida di simboli e di cuore, è De Rossi l'uomo della riscossa giallorossa. Sul corner di Paredes, Manolas stacca meglio di tutti, Buffon si supera e respinge anche il primo tocco di De Rossi, che però alla seconda chance pareggia. E' il momento migliore della Roma, che confeziona il pareggio con i due migliori in campo, spinta anche da un Nainggolan che rincorre tutto e tutti.

Fatica la Juve a far uscire in maniera pulita il pallone nella fase centrale del primo tempo. Ma al 35′ Higuain da fuori scuote la difesa giallorossa con una conclusione centrale da fuori. La Roma può rimpiangere, invece, la poca freddezza sotto porta di Salah, ispirato poco prima dell'intervallo dal solito Nainggolan. Bravo l'egiziano a smarcarsi tra Bonucci e Benatia, meno a direzionare il colpo di testa che Buffon blocca il pallone senza problemi. La Juve, in sostanza, si limita a controllare, con appena due passaggi in più nella trequarti avversaria (60 a 62) e 31 scambi fra Bonucci e Benatia, di gran lunga la combinazione più frequente nei primi 45 minuti.

El Sharaawy e Nainggolan, trionfo completo.

Parte più aggressiva la Roma nel secondo tempo, ma la Juve tiene la squadra corta e Higuain è il primo a portare l'esempio e il pressing sui difensori. Ma al 56′ lo scenario del match, e del finale di stagione per certi versi, cambia. El Shaarawy si inserisce alle spalle di Lichtsteiner e disegna il destro leggermente deviato dallo svizzero che vale il suo sesto gol stagionale. Il gol che tiene aperto, almeno per la matematica, il campionato.

E' il premio a una Roma che aggredisce a tutto campo, con De Rossi a chiudere spazi di libertà a Pjanic, anche se con qualche cross di troppo dalla trequarti, uno schema che certo non può favorire Salah contro i tre centrali bianconeri. La Juve, con tanti titolari in panchina, sembra colpita, non trova una gran reazione, a parte qualche pallone messo dentro senza troppo costrutto dagli esterni. Così, fra le linee è la squadra di Spalletti a sfondare più e meglio. Da applausi l'uno-due tra Nainggolan e Salah al 65′, il belga controlla in area e col destro letale sul primo palo fa esplodere l'Olimpico.

Allegri allora è costretto a chiamar dentro i pezzi grossi, Dani Alves e Dybala, per Lichtsteiner e Sturaro. Il tecnico chiama fuori anche un troppo evanescente Cuadrado, prima di assistere preoccupato ai problemi alla schiena che bloccano Mandzukic. Non una buona notizia per Allegri alla vigilia della finale di Coppa Italia.

La passerella di Totti.

Spalletti intanto si copre con Juan Jesus e Grenier per Nainggolan e Perotti. Una scelta conservativa e comprensibile per salvaguardare gli equiibri in campo di una squadra che nel finale rischia di dilagare con Salah e Palmieri. La Juve, invece, non va oltre il colpo di testa di Bonucci sull'assist proprio di Mandzukic. Il finale si trascina fra decisioni arbitrali giustamente permissive, qualche colpo di tacco di troppo, l'attenzione di Spalletti e lo spirito competitivo di una Juve sempre affamata, anche all'ultimo minuto.

Non ammette cali di tensione Spalletti mentre la difesa lascia concludere Higuain, mai pericoloso fino a questo momento, che chiama il portiere giallorosso alla parata più difficile della serata. Szczesny sigilla la vittoria più importante della stagione, la riscossa di una Roma che non si è lasciata abbattere dallo svantaggio, che  ha cambiato la partita con un'attenta circolazione di palla incentrata su Palmieri e Paredes (21 scambi con De Rossi), e e pur con un minor possesso palla ha fatto la differenza con i tre tiri in più rispetto ai cinque volte campioni d'Italia. Cinque, e non ancora sei.