Adesso si fa sul serio, adesso si comincia a pensare in grande, è arrivato il momento della Champions League. Torna, dopo diversi mesi, l’appuntamento con la competizione per club più affascinante ed emozionante del mondo. Per quanto riguarda le italiane, domani, sarà la volta di Real Madrid-Napoli, mentre stasera, toccherà al Psg battere i marziani del Barcellona in una gara che vale, in totale, svariati milioni di euro. Una settimana, e anche la Juventus, per gli ottavi di finale, dovrà scendere in campo, per il match d’andata contro il Porto. Due squadre differenti, ma che hanno in comune un modo di interpretare la gara quasi simile, con calciatori capaci di interscambiarsi in ben 5 moduli diversi a gara in corso. Scopriamo quali sono.

La difesa “in movimento” delle due squadre.

Il Porto di Espirito Santo, fa della fase offensiva il suo punto di forza, anche e soprattutto grazie alla presenza di battitori di grande qualità: si pensi ad esempio a Brahimi o ad Alex Telles. Ma non solo, perchè il tecnico dei dragoni, è riuscito a costruire in pochi mesi uno scheletro difensivo di primo livello, in grado di garantire una solidità sin qui con pochi eguali in Europa, e il tutto assume contorni ancora più interessanti se si pensa che il modulo proposto con maggiore continuità dal Porto è un 4-1-3-2 flessibile, che flirta talvolta col 4-3-1-2, e prevede la presenza contemporanea di almeno 4/5 giocatori prettamente offensivi, uno su tutti, proprio Alex Telles.

Il calciatore si spinge fino alla linea degli attaccanti, lasciando spesso la difesa con soli tre uomini: Marcano, Felipe e Pereira. La Juventus invece, propone spesso una difesa a 4 formata da uomini come Bonucci e Rugani (o Chiellini) centrali, e Lichtsteiner e Alex Sandro a presidiare la corsia destra e sinistra. Anche qui, la variante tattica, è rappresentata dalla posizione di Alex Sandro, che spesso si trova alto sull’out mancino, costringendo gli altri 3 a stringere per formare una sorta di terzetto centrale.

Le varianti del pacchetto arretrato a 3.

Il giro palla del Porto, è una delle chiavi tattiche di Espirito Santo. Un sistema che diventa più difficile da contrastare quando si sviluppa una sorta di 3-3-4, a volte 3-2-5, con i due centrali difensivi fissi, uno dei terzini in aiuto, i due pivot a centrocampo pronti a scaricare, a volte affiancati da Herrera che scende a giocare fra le linee, se non addirittura lasciati soli a supportare una batteria da 5, con il terzino in posizione laterale, l’ala di riferimento accentrata, Andrè Andrè praticamente centravanti accanto ad Andrè Silva, e l’altra ala laterale.

Un modo di giocare spregiudicato e spettacolare, che può avere però delle complicazioni in fase di transizione negativa, un punto sul quale Allegri dovrà lavorare. Dall’altra parte invece, la difesa a 3 della Juventus, ultimamente, sembra essere ufficialmente tramontata, ma è stata comunque uno dei punti di forza dei bianconeri negli ultimi anni e potrebbe essere sempre utilizzata a gara in corso con il vantaggio di avere uno come Bonucci ad impostare l’azione per gli attaccanti.

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Centrocampo a 4, una possibilità per entrambe.

Sembra strano, ma anche la Juventus, nel corso del match, è molto brava nello schieramento a 4 del centrocampo. Rispetto all’ultimo modulo proposto, non c’è da sorprendersi se, specie in Champions, i bianconeri vadano a schierarsi con un modulo 3-4-3. Senza Mandzukic ovviamente, i 4 sarebbero Khedira e Marchisio centrali con Alex Sandro e Lichtsteiner (o Cuadrado) sulle fasce, e davanti Cuadrado (o Pjanic i caso di 3-4-1-2) con Dybala e Higuain. Un modulo che escluderebbe quindi inizialmente Pjanic (ma non sarebbe una novità), dando però grande imprevedibilità alla manovra degli uomini di Allegri. Il Porto invece, sfrutta spesso i terzini, capaci di dare apporto in fase offensiva, ma bilanciandosi per bene.

Nello specifico, in particolare Maxi Pereira, il più fisico dei due rispetto a Telles, è più bravo nel gioco difensivo, e va a nozze quando la squadra si dispone in un 4-4-2 scolastico, con Herrera e Brahimi che vanno ad aiutare sulle fasce, mentre Andrè Andrè, l’ipotetico trequartista del 4-2-3-1, rimane accanto alla punta per cercare di portare pressione agli avversari. Il Porto non pressa mai alto, la difesa rimane sempre bassa proprio a causa delle caratteristiche dei centrali, e la squadra rimane compatta con i reparti vicini.

Quei 3 pilastri a metà campo.

Negli ultimi anni, la Juventus, ha vinto,convinto e sorpreso con il 3-5-2 o 4-2-4, più caro a Conte che ad Allegri. Proprio da quando la squadra è passata al tecnico toscano però, il terzetto difensivo è andato lentamente a scomparire. Infatti, il 4-3-3 e 4-3-1-2 valorizzano le caratteristiche dell'organico ma non arrivano al livello dell’attuale 4-2-3-1. Troppo offensivo per qualcuno in Champions ma molto pericoloso. Il centrocampo a 3 sembra quindi essere una soluzione plausibile che la Juve utilizza spesso a gara in corso. Khedira, Marchisio e uno fra Rincon e Sturaro a completare il reparto.

Un mix di qualità e quantità che da più garanzie alla manovra di Allegri. Il Porto, dicevamo, spesso riesce a trasformare il suo assetto tattico, schierandosi con un “pericolosissimo” 3-3-4, ma che paradossalmente da grandi garanzie ad Espirito Santo con due perni centrali e il solo Herrera a fare da jolly fra le linee di centrocampo ed attacco.

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Analisi d’attacco.

C’è una cosa importante che si è notata ultimamente nell’attacco della Juventus: è impossibile rinunciare a Mandzukic. Il croato è un polmone inesauribile al servizio della corsia mancina, diligente in entrambe le fasi. Il nuovo modulo utilizzato da Allegri, 4-2-3-1, vede in campo contemporaneamente giocatori tecnici e d'attacco come Dybala, Higuain, Mandzukic e Cuadrado coperti solo da Pjanic e Khedira. Il miglior modo per interpretarlo, è avere sempre il pallino del gioco in mano e non concedere alla squadra avversaria di ragionare con un pressing asfissiante. I 3 quindi dietro l’unico terminale offensivo, una soluzione che anche il Porto prova, non sempre, a partita in corso.

Il 4-2-3-1 portoghese, prevede invece i due centrali, Marcano e Felipe, in zona centrale, affiancati a turno da uno dei due terzini, mentre il fulcro del gioco passa dai due mediani, Herrera e Danilo, che vengono a prender palla in posizione leggermente più avanzata, andando a creare una specie di quadrilatero che permette un’uscita della palla più sicura. Il tutto, con questo modulo, si conclude spesso con lanci in profondità a cercare Andrè Silva.

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