La tanto attesa prima giornata di Champions League si è conclusa emettendo i suoi verdetti. Tutte le 32 squadre sono scese in campo mettendo fine alle chiacchere estive e facendo parlare i fatti. Dopo il mercato più “pazzo” della storia del calcio, l’esordio nella massima competizione europea era il primo vero banco di prova per valutare la bontà delle scelte societarie fatte in estate. Di certo il campo ha parlato e ha bocciato il calcio italiano con la Juventus uscita ridimensionata dal campo del Barcellona di Leo Messi, con la “resistenza” fortunata della Roma contro l’ostico Atletico Madrid del Cholo Simeone, con la brutta sconfitta del Napoli in Ucraina contro lo Shakhtar Donetsk, e non solo.

Infatti abbiamo assistito al debutto a suon di gol del Psg del trio delle meraviglie Neymar-Cavani-Mbappé, a quello del Chelsea di Antonio Conte e del Manchester City di Pep Guardiola. Ma anche alle buone partenze senza troppi affanni del Real Madrid bicampione in carica, del Bayern Monaco di Carlo Ancelotti, del Manchester United di José Mourinho, e del Tottenham di Mauricio Pochettino. Falsa partenza invece per il Monaco, il Liverpool e lo Spartak Mosca che non sono riuscite ad andare oltre al pareggio rispettivamente con Lipsia, Siviglia e Maribor.

Ma in questa prima giornata non sono mancate nemmeno le sorprese con il CSKA corsaro sul campo del Benfica, lo Sporting Lisbona su quello dell’Olympiakos e il sorprendente Besiktas uscito con tre punti dalla sfida in casa del Porto.  Tantissimi dunque gli spunti che ci ha lasciato in eredità questo primo turno, spunti che andremo qui ad approfondire analizzando, nel dettaglio, quelli che sono stati i promossi e i bocciati della prima due giorni di Champions League 2017/2018.

Promossi.

Cristiano Ronaldo: una macchina da gol.

Aveva chiuso la scorsa Champions League con la doppietta in finale contro la Juventus che aveva consentito al suo Real Madrid di confermarsi campione d’Europa per il secondo anno consecutivo, e Cristiano Ronaldo comincia proprio allo stesso modo. Questa volta l’avversario è il più “morbido” Apoel Nicosia, ma il risultato non cambia: il talento di Madeira realizza prima con un destro incrociato che batte l’estremo difensore cipriota e poi trasformando un calcio di rigore. Risponde dunque a distanza alla doppietta alla Juventus dell’eterno rivale Lionel Messi, e per lui i gol nella fase finale di Champions League ora sono 107.

Manchester City: ancora a valanga.

Certo, anche il Chelsea e il Psg hanno inondato di gol i propri avversari mettendoli alle corde fin da subito, ma a fare la differenza per il Manchester City è il fatto che il Feyenoord, almeno sulla carta, giocando in casa doveva essere un avversario sicuramente più ostico rispetto al Celtic e al Qarabag. Gli uomini di Pep Guardiola però hanno imposto la propria supremazia fin dal primo minuto di gioco e, subendo solamente un tiro in porta, spento la veemenza degli olandesi subissandoli con un perentorio 4-0. Risultato che, se aggiunto a quello ottenuto contro il Liverpool nell’ultima gara di Premier League, porta ad un totale di 9 gol fatti senza subirne in 4 giorni. Il City parte dunque col piede giusto in questa nuova avventura nella massima competizione europea. Che sia finalmente l’anno buono per i Citizens?

Le valutazioni delle formazioni titolari di Feyenoord e Manchester City (fonte Sofascore.com)in foto: Le valutazioni delle formazioni titolari di Feyenoord e Manchester City (fonte Sofascore.com)

Barcellona: ma non erano Messi male?

Meno di un mese fa, dopo la partenza di Neymar e dopo la gara di andata della Supercopa spagnola persa malamente contro il Real Madrid, in terra iberica, e non solo, si parlava di un Barcellona a fine ciclo, con un Messi non più decisivo, con i senatori Piqué e Iniesta da “pensionare” e i nuovi arrivi considerati non all’altezza. Gli azulgrana come sempre hanno lasciato che il tempo e, soprattutto, il campo parlassero per loro e la migliore risposta di Leo Messi e compagni è arrivata proprio nella partita contro la Juventus, vice campione d’Europa in carica e fautrice dell’eliminazione dei catalani nella scorsa edizione della Champions. La trama è abbastanza semplice: bianconeri in grado di resistere solo un tempo al Camp Nou prima di capitolare travolti dalla furia del Barça guidato dalla solita Pulce argentina, dal solito Don Andres e dal solito muro difensivo Gerard Piqué, e con i nuovi arrivati Dembelé e Semedo che hanno a tratti “ridicolizzato” l’asse mancino brasiliano della Vecchia Signora composto da Douglas Costa e Alex Sandro, di certo non due qualunque. E a noi viene da chiederci: ma meno di un mese fa il Barcellona non era finito?

Zappacosta: gol capolavoro e umiltà.

“ZappaWho?”, “Who’s Zappacosta?”. Così era stato accolto dai tifosi del Chelsea, solo qualche settimana fa, il passaggio di Davide Zappacosta dal Torino al club londinese nell’ultimo giorno di mercato per 25 milioni di euro. Lui, da ragazzo umile qual è, non si è scomposto più di tanto rimandando alle prestazioni in campo le risposte. Certo forse nemmeno lui credeva di metterci così poco tempo a far vedere chi è Zappacosta: è bastata una gara da titolare, nella sua prima assoluta in Champions League, con un gol tanto fortunoso ("volevo solo crossare poi ne è uscito quel tiro…" ha detto in sincerità lo stesso ex granata) quanto bello nel tennistico 6-0 rifilato agli azeri del Qarabag, per convincere i supporter del Chelsea che forse quei 25 milioni li vale davvero.

Psg: i soldi fanno la felicità…dei tifosi.

Dopo aver speso (o comunque messo in previsione di spendere) 400 milioni di euro per due giocatori il Psg nel suo esordio in Champions League al Celtic Park non poteva non uscire con un risultato diverso da una vittoria. Ma la supremazia dimostrata con il 5-0 sull’ostico campo del Celtic e soprattutto il grande feeling tra i tre fenomeni Neymar, Mbappé e Cavani, non erano poi così scontati. Forse la massima va aggiornata: i soldi non fanno la felicità…. a meno che non sia tifoso del Paris Saint Germain.

Rimandati.

Liverpool: pareggio con riserva.

Dopo il pessimo avvio di Premier League e le 5 “sberle” prese dal Manchester City di Pep Guardiola nell’ultimo turno di campionato il Liverpool di Jurgen Klopp parte bene in questa prima giornata della nuova Champions League battendo in casa il Siviglia e mettendo in cascina i primi tre importantissimi punti. Ma, nonostante il pareggio, la prestazione offerta dai Reds non rassicura il tecnico tedesco dato che i suoi durante la gara hanno commesso molti errori sia individuali (come il rigore sbagliato da Firmino) e sia di squadra, come quello macroscopico in occasione del gol di Ben Yedder che aveva portato inizialmente in vantaggio gli spagnoli. Il girone, è vero, non è tra i più ostici, ma per andare avanti nella competizione sembra che Klopp abbia ancora tanto da lavorare.

Roma: può bastare Alisson?

Alla fine lo 0-0 casalingo contro l’Atletico Madrid del Cholo Simeone si può considerare un buon risultato per l’esordio in Champions League della Roma. Ma se si analizza il modo in cui questo è arrivato i giallorossi non possono che essere preoccupati.

Infatti, le 8 parate di Alisson (tra cui almeno due “miracolose”), i due pali colpiti da Saul Niguez, i 21 tiri totali da parte dei Colchoneros e la difficoltà nel creare occasioni da gol degli uomini di Di Francesco, qualche perplessità la suscitano. E considerando che bisognerà affrontare la gara di ritorno a Madrid e il doppio confronto con il Chelsea di Antonio Conte, la domanda sorge spontanea: potrà bastare Alisson per avere chance di passare il turno?

Statistiche di Roma–Atletico Madrid (fonte Sofascore.com)in foto: Statistiche di Roma–Atletico Madrid (fonte Sofascore.com)

Bocciati.

Juventus: un tempo non basta, Cardiff non è servita?

Ci risiamo, la Juventus ha cominciato la nuova avventura in Champions League esattamente come aveva finito la scorsa. Da Cardiff a Barcellona non sembra essere cambiato granché eppure di mezzo c’è stato il mercato e tutto il tempo per fare tesoro degli errori commessi nella finale contro il Real Madrid. E invece no, al Camp Nou i bianconeri giocano alla pari con il Barça per un tempo, per poi venire travolti dalla maggiore foga e dal maggior ardore agonistico degli avversari. Dunque esattamente lo stesso copione visto poco più di tre mesi fa contro le Merengues di Zinedine Zidane, esattamente lo stesso errore dal quale bisognava trarre insegnamento. Attenzione, se è vero quello che diceva Agatha Christie, ossia che «un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», agli uomini di Max Allegri pare sia rimasta soltanto un’altra possibilità di smentita.

Napoli: quant’è dura senza Mertens!

Nella scorsa stagione il Napoli di Maurizio Sarri aveva salutato la Champions League tra gli applausi dopo aver messo in grande difficoltà il Real Madrid di Zinedine Zidane salvo poi arrendersi ai gol di Sergio Ramos che ha tolto le proverbiali “castagne dal fuoco” ai Blancos. Tutti dunque, in questa nuova avventura nella massima competizione europea, attendevano l’esordio dei partenopei per capire se gli azzurri avessero fatto quel salto di qualità che gli permettesse di avvicinare le grandi d’Europa. Ci sia attendeva sia il solito bel gioco che quella capacità di essere “brutti, sporchi e cattivi” quando serve, forse il vero neo degli azzurri durante la scorsa stagione. Ma nella gara di Karkhiv non si è visto né l’uno e né l’altro.

La partita con lo Shakhtar era fondamentale per avviare nel migliore dei modi la rincorsa alla qualificazione agli ottavi di finale e la sconfitta in terra ucraina complica i piani del club campano. Ma non è solo per questo che i partenopei finiscono tra i bocciati di questa prima giornata, ma anche perché non si possono concedere ad una squadra esperta come lo Shakhtar 60 minuti per poi tentare una disperata rimonta nel finale. E soprattutto, il Napoli non può permettersi di tenere fuori Dries Mertens: la conferma l’ha data il campo dato che quando il belga è entrato ha completamente cambiato il volto dei partenopei che per poco non riescono nell’impresa di centrare addirittura il 2-2. Un regalo allo Shakhtar che non si poteva e non si doveva fare.

Le statistiche di Dries Mertens contro lo Shakhtar Donetsk (fonte Sofascore.com)in foto: Le statistiche di Dries Mertens contro lo Shakhtar Donetsk (fonte Sofascore.com)

I gol della prima giornata di Champions.

Cavani: volo d’angelo al Celtic Park.

Certo, la bellezza del gol di Zappacosta non si discute, soprattutto per la pregevole conclusione uscita dal suo destro, ma è stato pur sempre fortuito. Per questo abbiamo deciso di assegnare la palma per il gol più bello del martedì di Champions League a Edinson Cavani, per la rete spettacolare realizzata con un colpo di testa in tuffo che ha chiuso le marcature nella gara stravinta per 5-0 dal suo Psg sul povero Celtic.  L’uruguayano merita questo riconoscimento non solo per il coraggio e la fantasia dimostrata lanciandosi a “volo d’angelo” per prendere quella palla di testa, ma soprattutto per l’abilità e la lucidità (eravamo nei minuti finali del match) con cui ha piazzato la sfera sotto l’incrocio opposto senza lasciare scampo al portiere avversario. Sarà pure quello che del trio delle meraviglie è costato meno, ma quando si tratta di segnare in quale condizione Cavani non è secondo a nessuno.

Tosun: l’habitué dei bei gol.

Per quanto riguarda invece le gare del mercoledì nessun dubbio su quale sia stato il gol che merita la palma del più bello. La conclusione dai 35 metri dell’attaccante turco del Besiktas, Cenk Tosun, che non lascia chance al portiere del Porto, Iker Casillas, e che porta sul momentaneo 2-1 i bianconeri di Istanbul al Do Dragao di Oporto (finirà poi 3-1 per i turchi). Una dimostrazione di grande abilità balistica che non poteva passare inosservata. Il 26enne nazionale turco non è nuovo a gol spettacolari nella massima competizione europea, infatti il gol realizzato in acrobazia lo scorso anno sempre in Portogallo, ma allora contro il Benfica, è stato premiato come “UEFA Champions League Goal of the Tournament”.