Niente più finale in Europa, la Champions potrebbe ben presto vivere il momento clou della Coppa – la finalissima – lontano dal Vecchio Continente. Dove? Negli Stati Uniti, a New York. E' l'idea che il neo presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, ha raccontato in un'intervista esclusiva all'Associated Press precisando però che l'ipotesi "è ancora da valutare, si tratta di una competizione europea quindi cerchiamo di tenere in considerazione questo fattore".

Fatto sta che il numero uno del calcio europeo è affascinato dalla possibilità di apportare innovazioni sostanziali al torneo per club: già cambiata la formula (4 squadre dei maggiori campionati ai nastri di partenza), le modifiche alla struttura attuale potrebbe riguardare anche la sede degli ultimi novanta minuti della rassegna che a partire dall'estate con i preliminari fino a maggio/giugno ha un calendario fitto. "New York? Potrebbe essere un'idea per il futuro, ma dobbiamo parlarne – ha aggiunto Ceferin -. Per andare dal Portogallo in Azerbaigian per esempio, il tempo è quasi lo stesso di quello per andare a New York. E per gli appassionati non sarebbe un problema".

La trasparenza prima di tutto. Una cesura col passato consegnato alla storia e alle sentenze dei tribunali è nelle intenzioni del neo presidente. La strada è obbligata e tracciata, le parole del massimo dirigente sono chiare: "Se un Paese ottiene la finale di Champions League o quella di Europa League come una sorta di favore politico allora non va bene. Con una procedura di offerta chiara proteggerò l'amministrazione e anche me stesso, perché a chi tenta di pressarci o di chiederci un favore faremo appello solo alle regole".

La Champions League in campo di sabato. Pure questa è un'ipotesi sul tavolo, Ceferin la spiega così: "Allo stato dei fatti solo la finale si gioca il sabato, ma una possibilità potrebbe essere quella di spostare anche le semifinali in questo giorno. Naturalmente tutto non può prescindere dal coordinamento con i campionati nazionali e i calendari".