Io, frater caro, so' tresteverino; e tutto, me pòi di forché pidocchio; quanno facevo er carettiere a vino, l'orloggio solo me costava'n occhio

marciavo che parevo un sigriorino! Carzoni corti insinent' ar ginocchio, giacchetta de velluto sopraffino, fibbie d'argalto e scarpe co' lo scrocchio

er fongo a pan de zucchero, infiorato; un fascione de seta su la panza; e ar collo un fazzoletto colorato

portavo tanti anelli d'oro ar deto e catene, che senza esaggeranza, parevo la Madonna de Loreto. ("Tresteverino", Giggi Zanazzo)

A differenza del trasteverino di Zanazzo, Carlo Mazzone non ha mai amato badato all'apparenza, è sempre stato un uomo di sostanza e dirigere le sue squadre in tuta dalla panchina senza badare troppo al resto. Carletto compie 80 anni ed è sempre più il simbolo di un calcio che ormai sembra essere lontano anni luce rispetto a quello che vediamo oggi. Sor Carletto da Trastevere non è soltanto un allenatore di provincia che ha salvato tante squadre dalla retrocessione o disputato buoni campionati da metà classifica ma ha sempre portato in campo delle basi calcistiche solide che vedevano la partenza da dietro palla a terra e una certa libertà per gli uomini di maggio talento nella metà campo avversaria. Proprio come il personaggio descritto dal poeta di rione Campitelli, Mazzone ha sempre guardato avanti senza nascondersi dietro a qualche frase di circostanza che fanno parte del mondo del pallone e, per questo motivo, è sempre stato rispettato.

Mazzone e la provincia.

Ascoli e Rozzi.

La strada per arrivare al Del Duca viene ribattezzata "via del Calcio Spettacolo" e non è un caso: l'Ascoli di Carletto Mazzone e Costantino Rozzi è uno dei simboli più belli e veri della provincia calcistica nella storia della Serie A. Due uomini semi sconosciuti sono riusciti a portare in Serie A, per la prima volta, una squadra delle Marche e creare un po' il "mito della provincia" che per diverse stagioni si è fatto largo nel massimo campionato italiano.

Rozzi, dopo aver tentato di recuperarmi come calciatore ed aver verificato che per me non c’era possibilità di tornare a giocare, ebbe grande considerazione della mia situazione, avevo una famiglia a carico e decise di affidarmi la guida della Primavera. Successivamente Rozzi in due occasioni esonerò il tecnico della prima squadra e decise di darmi il compito di traghettare i ragazzi sino alla fine del campionato: attraverso queste esperienze riuscii a mettere le basi per il mio futuro d’allenatore. (Mazzone su Costantino Rozzi)

Dalla Serie C alla Serie A, con conseguente salvezza all’anno d’esordio nel massimo campionato. Una squadra che ha dato del filo da torcere a tutti ed è riuscita a mantenere la categoria per due stagioni prima di retrocedere in B.

Dopo le esperienze di Firenze e Catanzaro Mazzone torna ad Ascoli per altre cinque stagioni guidando la squadra ad un sesto posto nel campionato 1981/1982 e a quattro salvezze consecutive. Il 4-3-3 offensivo con una zona quasi integrale impressiona tutti gli avversari che devono passare per il Del Duca e Pircher, insieme a Iorio, Anastasi e Torrisi, fa esultare e divertire i tifosi bianconeri.

Fiorentina.

Intanto la carriera di Mazzone sembra prendere il volo e arriva la chiamata della Fiorentina: nella stagione ’76/’77 centra un sorprendente terzo posto con i viola e la sua squadra si prende le luci della ribalta per il gioco espresso e per aver lanciato ragazzi molto interessanti come Giancarlo Antognoni, Claudio Desolati, Mimmo Caso e Di Gennaro. Mazzone vince anche una Coppa di Lega Italo-Inglese nel 1975.

Catanzaro.

La prima esperienza al sud di Carletto è in una piazza che non aveva mai visto la massima serie: una provincia calabrese che ha grande voglia di misurarsi con la Serie A e riesce a fare delle eccellenti stagioni sotto la guida di Sor Carlo. Un gruppo di calciatori con grande esperienza e volontà come Claudio Ranieri, Leonardo Menichini, Maurizio Turone ed Enrico Nicolini si unisce intorno al talento di Massimo Palanca e il Catanzaro diventa una realtà importante del calcio italiano e del Mezzogiorno.

Cagliari.

Nel 1991, dopo alcune esperienze non proprio brillanti (Pescara e Bologna) e altre molto positive (Lecce) Mazzone approda al Cagliari: al suo terzo anno sulla panchina dei sardi arriva un ottimo sesto posto del 1993 che vale la qualificazione alla Coppa UEFA dopo 21 anni per i rossoblù.

Brescia.

L'ultimo capolavoro di Carlo da Trastevere, dopo le esperienze di Napoli, Perugia e Bologna; è la parentesi a Brescia: dal 2000 al 2003 il Rigamonti e la squadra delle Rondinelle sono sulla bocca di tutti perché il tecnico romano riesce a costruire una squadra che si classifica al settimo posto (miglior piazzamento di sempre) e nell'estate del 2001 disputa la Coppa Intertoto, arrivando a giocare la doppia finale del torneo con il Paris Saint-Germain. I francesi accedono alla Coppa UEFA grazie ad un pareggio fuori casa (1-1) dopo lo 0-0 dell'andata in Francia.

Dopo quattro salvezze consecutive si interrompe il rapporto con il Brescia e ricomincia il suo giro in provincia con l'ennesima chiamata da Bologna (magnifica cavalcata in Coppa UEFA fino alla semifinale) e l'ultima stagione a Livorno, dove in occasione della gara con la Juventus (18 marzo 2006), ha eguagliato il record di 787 presenze in panchina in Serie A di Nereo Rocco e lo ha successivamente battuto, giungendo a fine stagione a 795 presenze in serie A.

Mazzone e il talento.

Il tecnico romano ha sempre gestito in maniera eccellente i grandi calciatori, sia emergenti che già affermati, sin dall'inizio della sua carriera. Ha sempre avuto un grande rapporto con gli uomini più talentuosi delle sue rose che lo hanno sempre ripagato con grandi annate e performance maiuscole.

Antognoni.

Nei tre anni sulla panchina viola Mazzone ha lasciato il suo contributo portando in pianta stabile con la prima squadra un giovane talento che più di ogni altro ha scritto la storia del club gigliato. Antognoni gioca a testa alta, non spreca un pallone e ha un lancio telecomandato molto utile per cambiare fronte e far partire l'azione da un'altra zona di campo. Il numero 10 viola ha lo sguardo sempre rivolto verso le stelle e Mazzone se ne rende conto subito: la leggenda di Antognoni sboccia proprio nel triennio di Carletto a Firenze.

Totti.

Per me è stato qualcosa di più di un allenatore. È stato quasi un secondo padre perché mi ha insegnato tanto, in campo e fuori. […] Era il 27 febbraio del 1994, in una partita di Coppa Italia contro la Sampdoria. Indimenticabile quello che accadde il giorno prima a Trigoria. C'erano i giornalisti in sala stampa che mi circondavano, quando all'improvviso entrò Mazzone e disse a voce alta: ‘A regazzì vatte a fà la doccia, che cò loro ce parlo io'.

Sono queste le parole che Francesco Totti ha utilizzato in occasione di un'intervista a Sky in occasione dei suoi quarant'anni. C'era un rapporto vero tra Totti e Mazzone, che ha sempre pensato a proteggerlo da tutto e tutti. Bastone e carota alternati con una certa velocità che vedevano il biondo ragazzo di Porta Metronia titolare, in campo per spezzoni di gara e poi in panca. Mazzone si consacra come figura "paterna" ma riesce a essere minuzioso nel lancio e nell'affermazione del numero 10 giallorosso.

Signori.

Dopo la brutta annata alla Sampdoria, arriva il rilancio per Beppe Signori sotto le due Torri. L'esperienza emiliana della punta di Alzano Lombardo è stata molto prolifica ma la prima stagione è la più bella di tutte con 23 reti complessive in 47 presenze. Mazzone capisce alla perfezione dove il biondo numero 10 può rendere meglio e lui lo ripaga con una valanga di goal e con performance stupende. Il mancino di Beppe Signori ha tolto diverse ragnatele da quell'anno e un po' lo si deve anche al lavoro dell'allenatore romano.

Baggio.

"Mai un litigio, mai una discussione, mai una parola fuori posto. Era un amico che mi faceva vincere la domenica". Così Mazzone ha descritto più di una volta Roby Baggio. I due sono riusciti a fare salvare il Brescia quattro volte consecutive e hanno scritto una pagina di storia della società lombarda. Il rapporto tra i due è stupendo e la magia che si crea ogni volta che il Brescia scende in campo è tutta frutto delle idee di Carletto e della fantasia di Roby.

Guardiola.

Oltre a Baggio, Mazzone mette in condizioni anche un altro fuoriclasse di vivere una seconda giovinezza a Brescia: Pep Guardiola. Il catalano diventa il cervello pensante di quella squadra e al Rigamonti ci si diverte molto.

"Ahò, ma te vuoi sta’ zitto?". "Ma come? Non ho detto niente!". "Appunto, te prendo in giro. Non mi dici niente? Non hai osservazioni da fare? E lui mi diceva che era così: non contestava, apprendeva e basta".

Pep non parla mai. Ascolta le direttive di Mazzone e le riporta sul rettangolo verde: nei due anni con la casacca delle Rondinelle il centrocampista mette in mostra palleggio e pensiero in mezzo al campo come non li avevano mai visto a Brescia. La seconda giovinezza di un campione che qualche anno dopo vincerà la sua prima Champions League proprio davanti agli occhi del maestro: a Roma il Barcellona batte il Manchester United per 2-0 e in tribuna c'è Carletto che fa il tifo per il suo ex calciatore che lo aveva invitato alla partita con una telefonata ("Pep mi ha chiamato per salutarmi e per invitarmi alla finale all’Olimpico contro il Manchester. Io ho detto: ‘Ao’, ma chi parla?’ E lui: ‘Sono Pep Guardiola’. Pensavo a uno scherzo. Sono veramente commosso, Pep è stato meraviglioso"). Durante la conferenza stampa post finale Pep ha voluto dedicare la vittoria a Mazzone: "Vorrei fare una dedica per questa vittoria al calcio italiano e al mio maestro Carlo Mazzone: sono davvero orgoglioso di averlo avuto come tecnico".

Pirlo.

Quello che molti identificano come il vero capolavoro tattico del Milan e di Ancelotti bisogna, assolutamente, attribuirlo a Carlo Mazzone. Il primo a portare Andrea Pirlo 20 mt più indietro da trequartista a regista è proprio il tecnico romano  e il talento del bresciano esplode e si manifesta in tutta la sua purezza. Lo iniziano a chiamare "Mozart" e diventa uno dei migliori registi di sempre. Il centrocampo a tre con gemelli Filippini è un elastico perfetto e il Brescia si diverte come non mai.

Sor Carletto e Roma.

"Battere la Roma? È mio dovere provarci. Ma è come uccidere la propria madre". Carlo Mazzone è un romano vero, di quelli che vede la città come una seconda madre e ogni volta che l'ha incontrata da avversario per lui è sempre stata una sofferenza. Cresciuto a Santa Maria in Trastevere, Carletto gioca a calcio ma il padre non ha mai apprezzato troppo la sua passione per questo sport. Il giovane romano ha fatto strada nelle giovanili e la sera che è sceso per la prima volta con la maglia della Roma (il 31 maggio 1959 contro la  Fiorentina) lo sanno tutti tranne il padre che vedendolo in tv per poco non si strozza.

Dopo aver girato gran parte del centro-sud, prima da calciatore e poi da allenatore, nell’estate del 1993 arriva la chiamata dalla nuova dirigenza della Roma composta da Franco Sensi e Pietro Mezzaroma e Carletto Mazzone, romano e romanista da sempre, non ci pensa due volte. Per il tecnico trasteverino è ‘un sogno che si realizza' e se nel primo anno la squadra incontra molte difficoltà, nel secondo torneo le cose migliorano e il 1994/95 è l’anno dell’indimenticabile corsa sotto la curva Sud dell’allenatore capitolino al termine di un derby vinto largamente dai suoi ragazzi.

La scelta di ricordare questa corsa e non quella più nota sotto la curva dei tifosi dell'Atalanta, in un derby col Brescia, sta nella percezione del personaggio che si è detto pentito di quell'atteggiamento ma viene ricordato sempre e soltanto per quello. Carletto Mazzone ha sempre camminato per la sua strada, senza curarsi troppo di quanto si muoveva o si diceva intorno a lui. Ha svolto sempre il suo lavoro con umiltà ogni volta che saliva sul terreno di gioco e tra un "Magari!" e un "Annamo su" ha creato un personaggio che si è ritagliato un posto tutto suo nella storia del calcio italiano. Non ha mai apprezzato troppo i paragoni: "Dicevano che Mazzone è il Trapattoni dei poveri. Rispondevo: amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi". Cuore, pragmatismo e preparazione sono alla base della scuola di calcio e di vita di Carletto Mazzone, un antidivo in tuta che non ha mai smesso di dire quello che pensa in un ambiente che vive solo di frasi fatte e dove la sincerità è solo una chimera. Buon compleanno Sor Carlé!