Dare le dimissioni dopo Cardiff, lasciare la Juventus, chiudere un capitolo importante della propria vita di allenatore e ricominciare altrove. Massimiliano Allegri si confessa nell'intervista a ‘The Players Tribune' e racconta ogni cosa. Lo fa a cuore aperto, senza nascondere la profonda delusione patita per la sconfitta in finale di Champions contro il Real Madrid (la seconda, dopo il ko nel 2015 a Berlino col Barcellona) scandita dalla rovesciata di Mandzukic (il gol del pareggio definito "bellissimo e irripetibile") fino al tracollo sotto i colpi di Cristiano Ronaldo, giustiziere dei bianconeri.

Sono rientrato in Italia e mi sono fatto delle domande difficili. Ero arrivato alla fine del percorso? E' il massimo che posso ottenere da questa squadra? Mi sono chiesto se era arrivato al capitolo finale della mia storia con la Juventus. Una parte di me pensava di andare al lavoro il lunedì e dare le dimissioni.

Dybala e Buffon simboli della ‘nuova' Juve.

Su quella gara s'è detto di tutto, comprese le indiscrezioni sulla (presunta) lite avvenuta tra primo e secondo tempo. Su quella stagione, chiusa con il sesto scudetto consecutivo, sembrava calato il sipario su un ciclo vincente cui mancava solo la consacrazione europea. L'opera di rinnovamento è già iniziata: l'aver trattenuto Dybala, gli investimenti per il futuro (Bernardeschi, De Sciglio), l'arrivo di Douglas Costa hanno fatto da contraltare alla partenza di Bonucci – finito al Milan -, uno degli uomini simbolo della ‘vecchia signora'. E' andato via, complice anche un rapporto poco idilliaco col tecnico, ma non c'è rischio che a Torino restino spiazzati… è lo stesso Allegri a individuare la pietra angolare attuale e quella del futuro.

Io guardo Paulo Dybala e Gigi Buffon che sono il simbolo di questa squadra – ha aggiunto l'allenatore -. Vedo Dybala come un ragazzino che inizia le scuole superiori. Buffon come uno che sta per prendere la laurea.

Riscattare Cardiff e tornare vincenti, in Italia e in Europa.

Non basta essere grandi, si deve essere speciali. Un concetto semplice che Allegri chiarisce così da spiegare cosa significa arrivare a un passo dalla grandezza, tendere la mano ma non riuscire a toccarla.

Sfortunatamente il Real Madrid ne ha molti di giocatori speciali. Nel secondo tempo ci sono mancati gli strumenti e i giocatori necessari. Avevamo due giocatori che a malapena riuscivano a stare in piedi e il Real Madrid ha giocato una partita intelligente. Erano rilassati e a loro agio. Per arrivare alla finale, devi avere talento e fortuna. Per vincerla devi essere la squadra migliore. So che possiamo toglierci le scorie di Cardiff. So che possiamo fare un grande campionato. So che possiamo tornare alla finale di Champions League.

La delusione dell'esonero al Milan.

Il momento più duro della carriera? Se pensate siano state le delusioni di Coppa vi sbagliate. Allegri riavvolge il nastro della sequenza videoclip e lo riporta ai tempi della sua esperienza milanista.

E' stata la mattina in cui sono entrato negli uffici del Milan e sono stato esonerato. Era una cosa che mi aspettavo. Mi hanno comunicato in persona, con tatto, che non ero più l'allenatore ma – ha concluso Allegri – questo non toglie che è stata una grande delusione. Quando ho lasciato il Milan l'ho visto come un fallimento del mio lavoro.