Siamo alla vigilia del derby di Milano, il primo derby della nuova era cinese delle due società meneghine, cedute a magnati asiatici per poter rinascere. Un'era nuova, un presente che parla sempre più la lingua internazionale del business e sempre meno quella del cuore e dei sentimenti. Tempi che corrono e tutti che si adeguano. Ma c'è anche spazio per i ricordi, in una vigilia che respira aria di sfida totale tra le due (ex) potenze del calcio italiano cadute in disgrazia di trofei e risultati. Come in occasione di un compleanno speciale, di un (ex) giocatore speciale che ha legato il suo nome all'Inter e che nel derby ha sempre detto la sua, facendo spesso arrabbiare l'altra parte della Milano calcistica: Nicola Berti.

50 anni da uomo-copertina – Ne compie 50, di anni ma c'è da stare certi che Nicola Berti se ne senta addosso la metà, se non meno. Da Salsomaggiore Terme ad oggi, l'ex centrocampista di Inter, Fiorentina e Nazionale ne ha fatta di strada, mangiata di polvere e alzato trofei. Forse meno di quanti la sua qualità di gladiatore e agonista si meritasse, ma sufficienti perchè venga ancor oggi ricordato dagli amanti del calcio. Pallone e vita sregolata, galoppate e belle donne, allenamenti e scappatelle: Nicola Berti ha contribuito a creare l’immagine contemporanea del calciatore frivolo, edonista e patinato. Un precursore dell’uomo-copertina prestato al pallone, simbolo della lunga onda degli anni ’80 della Milano da bere e che oggi stenta nel trovare altrettanti protagonisti assoluti.

Vizi, virtù e quella minaccia di Zio Bergomi – "Finchè corri nessuno si fa domande sulla tua vita privata. Di cazzate ne ho fatte tante anch'io. Non è che non ne facessi, ero solamente più furbo nel non farmi beccare" ha serenamente ammesso una volta appesi gli scarpini al chiodo, nel lontano 2000, prima di ritirarsi su un'isola caraibica per recuperare dagli sforzi fatti in una vita votata al calcio. Vizi e virtù conosciute benissimo nell'Inter anni 80, dove Berti impara ben presto una lezione fondamentale che non scorderà più: “Nicola, nel tempo libero puoi fare quello che vuoi. Ma se non ti presenti al top fisicamente in allenamento, il gruppo ti farà fuori”,  il lapidario commento dello Zio Bergomi, la ‘chioccia' 25enne che teneva in mano il gruppo interista. Detto, fatto: Berti in quel gruppo non ebbe mai il benché minimo problema.

Meglio sconfitti che milanisti – Oltre che fuori dal campo, Berti diventa un idolo indiscusso interista anche dentro: non si tira mai indietro, nella finale dei Mondiali 94 in USA, persa ai rigori contro il Brasile, è l'unico interista in un gruppo di 14 milanisti. "La mia più grande soddisfazione in azzurro" dichiarerà più tardi. Un pensiero che fa eco ad un altro, ben più chiaro e diretto contro i cugini rossoneri: "Meglio sconfitti che milanisti".  E proprio in un derby è legato uno dei più bei gol della sua carriera. Nel 1995 segna l’incredibile secondo gol su cross di Ruben Sosa, Nicola s’inserisce e tira al volo una saetta che colpisce prima la traversa e poi la nuca di Rossi. Il primo a non crederci è lo stesso Berti, il cui urlo liberatorio è diventato negli anni prima un celebre striscione e poi un’icona pagana da esibire nelle grandi occasioni.

La Fuga di Monaco – Ma la rete interista per antonomasia, Nicola Berti l'aveva già segnata nel 1988, quando contro il Bayern in Coppa Uefa segna dopo una pazzesca cavalcata palla al piede di 60 metri. L’Inter verrà eliminata al ritorno a San Siro, ma quel giorno, il 21enne centrocampista tutto fiato e grinta si consegna per sempre alla memoria dei tifosi nerazzurri che la ricorderanno per sempre come la Fuga di Monaco. Che ancora oggi è una ‘cartolina' che Nicola Berti porta con sè orgogliosamente, tra un viaggio all'isola di St. Barth, i pomeriggi nella sua magione alle porte di Piacenza e una sortita a San Siro per tifare sempre e solo Inter.