Vedere Neymar al Paris Saint-Germain, osannato come un re dai propri nuovi tifosi e trattato come un messia dalla proprietà qatariota che nel brasiliano ha riversato tutte le speranze di successo, continua a far avvelenare i giorni e le notti del Barcellona. In Spagna, infatti, non passa momento in cui si prova a ricostruire come possa essere accaduto che un giocatore considerato blindato, sia in due mesi fuggito dal Barça approdando al Psg. E non bastano le parole di Neymar Senior che aveva ammesso come il ‘colpevole' di tutto ciò fosse Lionel Messi e la sua intoccabile aurea di stella assoluta in azulgrana. Dietro al trasferimento del secolo sembrano essersi celate mosse e contro mosse tessute nell'ombra, con menzogne e promesse che si annullavano a vicenda.

La fase inziale: i contatti nascosti.

Il tradimento studiato a tavolino.

In Spagna si insiste nella tesi secondo la quale il Barcellona è stato la vera vittima del trasferimento di Neymar. Il club catalano ha dovuto subire gli eventi impossibilitato nel poter sfruttare a proprio vantaggio e giustamente le vigenti regole controllate dal Fair Play Finanziario. Un ‘attentato' alla società spagnola, in piena regola, che crea un pericolosissimo precedente finanziario e che vuole dimostrare il tradimento ‘studiato' da Neymar e il suo entourage.

Il silenzio e il ruolo di Dani Alves.

La prima parte del ‘tradimento' viene studiata a tavolino sin giugno quando Neymar non dice niente della trattativa con il Psg né al direttore generale Sanllehi né ai compagni al matrimonio di Messi. I contatti ci sono già, ma nessuno ne ha le prove e quando il brasiliano arriva "casualmente" in jet privato con Dani Alves (storico amico di Neymar e già passato al Psg) alle nozze della Pulga, i più maliziosi intravedono già ciò che accadrà qualche settimana più tardi.

La fase centrale: l'inganno dei Neymar.

Le prime conferme, la sicurezza di Bartomeu.

A a inizio luglio, il secondo mattoncino al tradimento al Barcellona: André Cury, membro della segreteria tecnica del Sud America, avverte il club che attorno a Neymar si sta muovendo qualcosa a Parigi. Il presidente Bartomeu viene informato, verifica e conferma ma si dice tranquillo: "Con il FPF, il Psg non può fare nulla". La clausola da 222 milioni di euro sembra una muraglia invalicabile.

Il gioco delle parti della famiglia Neymar.

Nello stesso periodo entra in gioco il padre-procuratore: la famiglia di O' Ney inizia il gioco delle parti per dar tempo al Paris Saint-Germain di ottimizzare le procedure per pagare la clausola aggirando il FPF. Neymar Junior fa filtrare ai propri compagni che vuole andarsene dal Barcellona, mentre Neymar Senior esce allo scoperto con il Barça dicendo che il figlio non si muoverà dalla Spagna.

La fase finale: la strategia del Psg.

Il ‘Se queda', le pressioni, l'ultimo incontro.

Il Barcellona capisce che qualcosa sta andando nel verso sbagliato e mobilita la Vecchia Guardia: sono i giorni del ‘se queda' di Piquè, letto come un accorato appello di un amico e compagno verso Neymar, ma che in realtà è una pressione ‘trasversale' per far esporre il brasiliano e prendersi le sue responsabilità. Neymar resiste: incontra la dirigenza a Miami che gli rinnova fiducia, gli ricorda gli sforzi per acquistarlo, gli promette l'eredità di Messi. Ma il brasiliano non rilascia alcuna dichiarazione.

L'intervento della Federcalcio spagnola, gli acquisti promessi.

A fine luglio, il Paris Saint Germain espone il proprio piano per portare Neymar a Parigi aggirando il Fair Play. Il Barcellona gioca le ultime carte: presenta un rinnovo di contratto e promesse di acquisto su giocatori ‘cari' a Neymar (come Coutinho). Ma è troppo tardi. L'ultima carta è denunciare le scelte del Psg, in antitesi alle regole del Fair Play. Interviene anche la Federcalcio spagnola, ma non c'è nulla da fare: il 3 agosto Neymar firma e diventa la nuova stella di Parigi.