La discussione animata di Bonucci con Immobile, quel rimprovero a caldo ("così non si fa"), con la Lazio che fa festa per la vittoria pesante (4-1) contro il Milan è l'icona della disfatta rossonera. Una squadra costruita senza badare a spese (237 milioni gli investimenti complessivi) umiliata da un avversario che ha venduto uno dei migliori talenti (Keita) e non ha ancora pronta l'alternativa (Nani). A Roma quel ‘povero diavolo' di Bonucci – è solo un gioco di parole, ci smentirà presto alla sua maniera – ha fatto la figura del rosicone che non sa perdere, non vuole perdere.

Alla Juventus era abituato a vincere #finoallafine. L'orgoglio mai gli è mancato, carattere ne ha da vendere. Da Conte ad Allegri e poi ancora con Conte (ma in Nazionale, all'Europeo) l'ex centrale bianconero è diventato una colonna del reparto arretrato. Lui, l'uomo d'esperienza e di livello internazionale che il Milan ha voluto in squadra per tornare grande e puntare al ritorno in Champions. Lui, l'acquisto più costoso di questa estate: 42 milioni di euro, stipendio da 7.5 a stagione. Lui, il calciatore che arriva dopo e soffia la 19 al compagno Kessié. Lui, il capitano che prende la fascia nonostante qualcun altro all'interno dello spogliatoio (forse) aveva in mente altro. Lui, che domenica scorsa è apparso spaesato e in confusione contro un avversario che lo ha superato in scioltezza.

Il dribbling Immobile. La mezza rovesciata e il gol da manuale. Il tentativo di pallonetto a Donnarumma (fuori dai pali) quasi da centrocampo. Poi quel dribbling eseguito in velocità che ha lasciato di sasso proprio Bonucci. Immobile gli fa una finta di corpo e lo saluta… fortuna del Milan e del difensore che l'attaccante della Lazio non è stato altrettanto prode nella conclusione. Magari è stato proprio questo che ha mandato su tutte le furie l'ex difensore della Juventus, autore – come del resto tutta la squadra – di una prestazione al di sotto delle attese e soprattutto delle aspettative. Perché la squadra di Inzaghi è un brutto cliente per chiunque… chiedete pure ad Allegri che ad agosto ha lasciato sul campo la Supercoppa. "Sono cose di campo", ha ammesso Bonucci nel dopo partita. Già ma, al di là dei retroscena (compresa l'ultima versione di Kalinic), da capitano non ha fatto una bella figura.