C'era una volta l'Italia che aveva smesso di produrre calciatori di livello e che fossero in grado di emozionare gli appassionati di futbol del Belpaese. Quando? Fino a pochi mesi fa era diffusa l'idea che in Italia non vi fossero più calciatori forti, in grado di poter essere dei validi portabandiera della tradizione calcistica tricolore, invece ora siamo tutti concentrati sulla crescita di alcuni calciatori che si stanno prendendo le luci della ribalta in Serie A e sono già parte della Nazionale di Giampiero Ventura. Questa è la sesta puntata di una rubrica che si chiama "Generazione Zero" nella quale parleremo di giovani poco considerati fino a qualche tempo fa ma che ora sono al centro delle settimanali discussioni calcistiche dello "stivale". Dopo aver parlato di Andrea Belotti, Ciro Immobile, Lorenzo Insigne, Manolo Gabbiadini e Domenico Berardi; questa è la volta di Federico Bernardeschi.

Talento cristallino, piede raffinato e personalità da vendere: tutto questo è Federico Bernardeschi, uno dei calciatori più talentuosi della sua epoca insieme a Lorenzo Insigne e Domenico Berardi. Dopo la stagione scorsa, in cui il giovane di Carrara è esploso nel panorama della Serie A, adesso il numero 10 si sta confermando sempre più con la maglia della sua Fiorentina. La crescita che Federico ha riportato sotto la gestione di Paulo Sousa è impressionante: arrivato dalle giovanili viola e da Crotone come esterno d'attacco, il portoghese lo schiera come esterno a tutta fascia e il classe 1994 si districa egregiamente. Questi miglioramenti gli consentono di finire nella lista dei convocati per gli Europei in Francia e lo portano ad avere una visibilità sempre maggiore. Quest'anno il trequartista viola ha raggiunto la doppia cifra, per la prima volta in A, e ha sfornato, per ora, 4 assist decisivi: un calciatore geniale che ha una visione di gioco molto più ampia rispetto agli altri e riesce a mettere in porta i suoi compagni con una facilità disarmante. Giampiero Ventura osserva da vicino e con molto interesse il talentuoso calciatore viola e, probabilmente, è cosciente che non può esserci una Nazionale senza Federico Bernardeschi.

‘Montellino' e l'Atletico Carrara.

Molti avevano previsto l'ascesa di questo ragazzino biondo che amava fare l'aeroplano dopo ogni goal ma non si sapevano le tempistiche. Federico Bernardeschi ha mosso i suoi primi passi da calciatore con l'Atletico Carrara e lo chiamavano Montellino, per il modo di esultare ad ogni rete, ma il suo idolo è Andriy Shevchenko. Gli volevano bene tutti a Bernardeschi, dalla custode Paola ("Arriverà in Serie A, se esordisce mi portate la sua maglia") ai compagni di squadra che quando si trasferisce gli scrivono una lettera d'addio da brividi.

L'approdo alla Viola.

Dopo una stagione con la maglia della squadra di casa arriva il trasferimento alla Polisportiva Ponzano, scuola calcio dell'Empoli, e subito dopo, grazie a Stefano Cappelletti, c'è l' approdo nel settore giovanile della Fiorentina, che a dieci anni lo inserisce nel gruppo dei "Pulcini".

Il prestito al Crotone.

Dopo la trafila nell'accademia viola, la dirigenza decide che è ora di mandarlo a giocare con più continuità in un campionato professionistico e esaudisce la richiesta del Crotone: il 2 settembre 2013 arriva il prestito alla squadra calabrese in Serie B. Bernardeschi fa il suo debutto da professionista nel torneo cadetto l'8 settembre contro il Pescara e la sua prima rete arriva contro il Brescia il 21 dello stesso mese. L'annata in Calabria è davvero importante per la sua crescita e concluderà la stagione con 12 gol in 39 presenze, contribuendo a portare gli squali ai play-off.

Come si cambia.

Dopo il controriscatto del cartellino da parte della Fiorentina, Vincenzo Montella, "l'Aeroplanino", lo inserisce nella rosa della prima squadra e gli concede 7 apparizioni al suo primo anno di Serie A. Esordisce il 14 settembre 2014, a 20 anni, entrando al 57′ della partita contro il Genoa (0-0) mentre il primo goal nella massima categoria arriva contro il Chievo Verona all'ultima di campionato dopo aver superato la frattura del malleolo, che lo tiene lontano dai campi sei mesi.

L'arrivo di Paulo Sousa è fondamentale per la crescita personale di Federico: il tecnico portoghese ha molta fiducia nelle sue qualità e nella sua intelligenza tattica e lo schiera come esterno di destra del 3-4-2-1. Corre tutta la fascia Bernardeschi, fa entrambe le fasi ed è uno dei protagonisti della stagione viola. Le presenze sono 41, per un totale di 2.834′, condite da sei reti e sei assist.

Federico da Carrara riesce a coniugare la quantità dell'esterno a tutta fascia con la qualità del numero 10 e dalla sua zona di campo partono la maggior parte delle azioni offensive della Viola. La prima stagione con Sousa lo ha fatto diventare un calciatore più completo: lo abbiamo visto migliorare qualitativamente e capace di entrare nel campo con prepotenza ma anche rincorrere gli avversari e salvare goal sulla linea di porta.

Il 10 della Fiorentina.

Alcune polemiche scatenate dalle dichiarazioni di Paulo Sousa sul finale della scorsa stagione e l'inizio della nuova avevano fatto calare un alone di mistero sul rapporto tra i due ma Bernardeschi in un'intervista a Mediaset Premium ha detto di trovarsi benissimo col tecnico portoghese e nella stagione in cui lo ha riportato sulla trequarti vuole dare ancora di più alla sua squadra. Alla consacrazione del numero 10 viola sembra mancare poco o nulla ormai. Bernardeschi spostato sulla trequarti viene messo in condizioni di giocarsi l’uno contro uno nella metà campo avversaria, guadagnare terreno con un’iniziativa personale e creare la superiorità numerica con una certa facilità.

Anche i risultati della Fiorentina sono cambiati con lo spostamento in avanti del calciatore: in alcune gare viene utilizzato come trequartista centrale ed è più nel vivo del gioco perché riesce ad ampliare il ventaglio di possibilità di movimenti della fase offensiva mentre quando parte dalla fascia destra cerca sempre l’uno contro uno per entrare nel campo e creare un vantaggio per la propria squadra nell’ultima zona di campo.

Nella nuova posizione Bernardeschi ha contribuito in maniera importante alla manovra offensiva della Viola e i risultati sono notevoli anche in termini realizzativi: il numero 10 viola ha segnato infatti ben 13 volte in 36 apparizioni e portandolo qualche metro più vicino alla porta avversaria l’ha messo nelle condizioni di cercare più spesso il tiro. Ridurre il contributo alle reti fatte sarebbe da sciocchi e da osservatori in malafede: Bernardeschi ha nelle sue corde l'istinto e l'imprevedibilità del grande giocatore e nella trequarti avversaria può davvero essere decisivo con le sue giocate. Corre a testa alta ma non perde mai il contatto con la palla e le sue qualità, aggiunte ai movimenti di Borja Valero e Ilicic, permettono di mandare in porta Kalinic in diversi modi. Va in difficoltà ad attaccare difese schierate o che sono protette da due mediani, che lo costringono a muoversi spalle alla porta, ma è in quei casi che si sposta nella zona laterale per poi accentrarsi.

Questo ragazzo classe 1994 di Carrara è cosciente di portare sulle spalle una maglia importante come quella viola, con un numero ancora più pesante (Giancarlo Antognoni, Roberto Baggio e Rui Costa, solo per citarne due), ma riesce a sopportare le pressioni e si assume le responsabilità da leader vero: un calciatore unico che può solo migliorare viste le doti tecniche e atletiche cha ha a disposizione. Non può esserci una Nazionale italiana del prossimo futuro senza Federico da Carrara, ma questo lo sa anche mister Ventura.