C'era una volta l'Italia che aveva smesso di produrre calciatori di livello e che fossero in grado di emozionare gli appassionati di futbol del Belpaese. Quando? Fino a pochi mesi fa era diffusa l'idea che in Italia non vi fossero più calciatori forti, in grado di poter essere dei validi portabandiera della tradizione calcistica tricolore, invece ora siamo tutti concentrati sulla crescita di alcuni calciatori che si stanno prendendo le luci della ribalta in Serie A e sono già parte della Nazionale di Giampiero Ventura. Questa è la tredicesima puntata di una rubrica che si chiama "Generazione Zero" nella quale parleremo di giovani poco considerati fino a qualche tempo fa ma che ora sono al centro delle settimanali discussioni calcistiche dello "stivale". Dopo aver parlato degli attaccanti, siamo passati ai centrocampisti e questa è la volta di Nicolò Barella.

La Sardegna è un’isola che ha sempre lanciato nel mondo del calcio tante promesse, tanti ragazzi di prospettiva e tanti futuri giocatori già pronti per squadre importanti: senza scomodare due mostri sacri come Gigi Riva e Gianfranco Zola, ricordiamo l’espertissimo Storari, Murru e i giovani Deiola e Arras ma il profilo più interessante è quello del classe 1997 Nicolò Barella, che rappresenta un patrimonio del Cagliari e della Nazionale italiana.

Il Cagliari, la casa madre.

Barella è un tifoso cagliaritano vero, fin da quando era bambino. Inizialmente la sua famiglia lo ha indirizzato verso il basket ma a lui è sempre piaciuto più il calcio e a soli otto anni viene notato dagli osservatori del Cagliari che lo tesserano subito per il settore giovanile. Niccolò Barella inizia come trequartista e brucia le tappe, giocando sempre con avversari più grandi e gli addetti ai lavori sono  entusiasti quando lo vedono giocare.

Nella stagione 2014-2015, annata da dimenticare per il Cagliari sotto la gestione di Zeman prima e di Zola e Gianluca Festa poi, Barella inizia ad avere i primi assaggi di professionismo: l’esordio ufficiale arriva in Coppa Italia, quando a soli 17 anni veste per la prima volta la maglia della prima squadra del Cagliari allo stadio Tardini di Parma. Non c’è da aspettare molto per la prima presenza in Serie A perché a maggio, sempre contro il Parma, fa il suo esordio al Sant'Elia. A fine stagione le presenze sono 4 e il Cagliari retrocede in Serie B. Dopo solo una stagione di purgatorio la squadra sarda torna in Serie A, non ha visto Barella in grande spolvero, o almeno, non con la maglia rossoblu, con la quale sono arrivati solo cinque gettoni.

La parentesi a Como.

Dopo aver provato poco spazio nella prima parte di stagione il club sardo decide di mandarlo in prestito al Como nel mercato di riparazione. In Lombardia, chi lo aspetta è Gianluca Festa, insieme vogliono a tutti i costi portare alla disperata salvezza il Como. Parte abbastanza bene la sua avventura lombarda con tanta personalità, qualità e quantità ma con la salvezza molto difficile da raggiungere il suo rendimento scema pian piano: gioca 16 partite, la maggior parte da interno di centrocampo nel 4-3-1-2 disegnato dal tecnico che lo aveva lanciato tra i professionisti, senza mai andare in rete ma è autore di 2 assist.

La trafila in Nazionale.

Questo ragazzo del 1997 indossa fin dalla tenera età la maglia azzurra: parte dall’Under 15 fino ad arrivare all’Under 19, con cui la scorsa estate ha conquistato il secondo posto all’Europeo di categoria. Barella ha fatto parte della spedizione dell'Under 20 in Corea del Sud ma una frattura del secondo e terzo metacarpo della mano destra lo ha costretto a giocare solo le prime due gare. Nicolò Barella è considerato tra i più promettenti giocatori del nostro panorama calcistico italiano e ha ricevuto il premio come "miglior centrocampista classe 1997".

A tutto campo.

Niccolò Barella è uno dei migliori prospetti della sua generazione e del calcio italiano di fine millennio. Giocatore polivalente, può giocare come interno, esterno o trequartista. Non ha un fisico imponente ma sa sfruttare al meglio le proprie caratteristiche corporee, coniugandole al meglio con quelle tecniche. Il nuovo fenomeno del calcio sardo è dotato di un’ottima visione di gioco, di un tiro molto potente e preciso ed è anche uno specialista nei calci piazzati. Barella abbina un grande spirito di sacrificio ad un’ottima dinamicità muscolare che gli permette di essere un vero e proprio incubo per i suoi avversari.

Questo centrocampista sardo ha mostrato un grande carattere fin dalle prime gare ufficiali e a volte va un po' fuori dalle righe poiché è un giocatore che si lascia andare con le proteste. Barella non è uno che si tira indietro e un esempio può essere la rissa di Pescara con Benali.

Il classe 1997 mostra una buonissima visione di gioco, il piede preferito è il destro e con quel piede si è rilevato anche un esperto di calci da fermo mostrando una discreta potenza. Una delle pecche più grandi risiede nel suo eccessivo altruismo: si avete capito bene, purtroppo la qualità che ha nel calciare non la sfrutta sempre al meglio perché stiamo parlando negli ultimi metri, preferendo quasi sempre servire il proprio compagno. Barella ha messo in evidenza qualità che negli anni a venire, se sfruttate, gli potranno regalare gioie personali in zona goal e soprattutto renderlo un centrocampista più completo.

In un'intervista all'Unione Sarda Barella ha parlato del paragone che molti gli hanno messo addosso con Radja Nainggolan ma ha confessato di avere come punto di riferimento Dejan Stankovic: "Ho sempre ammirato le sue giocate, provavo ad imitarlo. L'ho conosciuto due anni fa quando faceva il secondo all'Udinese, gli ho stretto la mano ma non ho avuto il coraggio di dirgli niente".

Rinnovo sicuro?

La società sarda lo scorso inverno ha prolungato il contratto fino al 2021 e con un importante ritocco allo stipendio. Giulini si è voluto tutelare perché diversi club lo hanno attenzionato: in Serie A Inter e Milan lo seguono da tempo, in Francia c’è da registrare l’interessamento del Marsiglia e, in Inghilterra, Chelsea e Liverpool stanno solo attendendo il momento adatto per poter sferrare l'attacco decisivo.