C'era una volta l'Italia che aveva smesso di produrre calciatori di livello e che fossero in grado di emozionare gli appassionati di futbol del Belpaese. Quando? Fino a pochi mesi fa era diffusa l'idea che non vi fossero più calciatori forti, in grado di poter essere dei validi portabandiera della tradizione calcistica tricolore invece ora siamo tutti presi dalla crescita di alcuni calciatori che si stanno prendendo le luci della ribalta in Serie A e sono già parte della Nazionale di Giampiero Ventura. Questa è la prima puntata di una rubrica intitolata "Generazione Zero", nella quale parleremo di giovani poco considerati fino a qualche tempo fa ma che ora sono al centro delle settimanali discussioni calcistiche dello "stivale". Nella prima puntata cercheremo di capire quali sono i punti di forza e le qualità di Andrea Belotti, il bomber da 100 milioni di euro (quanto la clausola che il Toro ha messo in calce al suo contratto in sede di rinnovo)

Ormai non ha bisogno di presentazioni Andrea da Calcinate ma questo ragazzo fino allo scorso inverno era, per molti, un oggetto sconosciuto o un sopravvalutato. La sua esplosione, arrivata tra la fine della scorsa stagione e l'inizio di quella in corso, ha fatto ricredere quanti definivano "pazzi" Urbano Cairo, che ha speso ben 8,4 milioni di euro per assicurarselo dal Palermo, e Gianluca Petrachi, il ds deciso a puntare forte su di lui. L'approccio con l'ambiente e il modo di lavorare al Torino non è stato facile per Belotti, che si è dovuto integrare nei meccanismi di gioco che Ventura aveva già messo a punto nelle precedenti stagioni, ma da gennaio non c'è stata più storia: ogni palla in area è una sentenza.

11 reti e 2 assist (5 stagionali) che lo hanno catapultato nell'Olimpo dei cannonieri della Serie A: nella seconda parte della stagione 2015/2016 solo Gonzalo Higuain ha fatto meglio di lui (18 goal). Tanto per capirci, nel 2016 è secondo solo al Pipita come realizzatore nel massimo campionato italiano (25 vs 33). Quando si parla di bomber in maglia granata i riferimenti vanno subito a Paolino Pulici e Ciccio Graziani ma Andrea Belotti è figlio di un altro calcio: potrà essere, soltanto, l'erede della dinastia di attaccanti del Torino.

Perché il Gallo.

Nel Magazine della Serie A TIM di fine agosto Andrea ha spiegato, finalmente, il perché di questo nomignolo

Sono soprannominato ‘il Gallo' a causa di un mio amico che fa Gallo di cognome e doveva venirmi a vedere in una partita. Lì un po' per gioco mi ha detto ‘Se per caso dovessi fare goal imita la cresta del gallo che so che è dedicato a me' e da quella partita lì, un minuto dopo ho fatto goal, ho iniziato questa esultanza che alla fine mi sto portando dietro.

I 16 metri.

In area sbaglia raramente Belotti. Uno dei suoi punti di forza è sicuramente quello di trovarsi al posto giusto, nel momento giusto. Riesce a capire dove il pallone può arrivare, come e dove posizionarsi per trovare la porta. Si chiama "fiuto del goal" e, solitamente, si dice che o ce l'hai o non ce l'hai: Belotti è l'esempio di attaccante che sa dove e quando andarsi a cercare la palla per gonfiare la rete avversaria.

Punta centrale o secondo attaccante?

Questa posizione da punta centrale lo agevola negli ultimi metri perché nell'Albinoleffe prima e nel Palermo di Iachini ha giocato al fianco di un'ariete e con il ritorno di Ciro Immobile al Toro, nonostante l'ottima intesa, doveva cercare la zona in cui muoversi al meglio. Partendo spesso lontano dalla porta ha acquisito anche un buon tiro dalla distanza ma è, chiaramente, letale quando viene messo in condizione di giocare nella zona centrale del fronte offensivo.

Il colpo di testa.

Andrea è dotato di un ottimo colpo di testa e le realizzazioni di quest'anno lo dimostrano: sono ben 8 le reti realizzate dal Gallo con la parte nobile del corpo. Grazie alla sua voglia di far goal e alla stazza, che gli permette si sovrastare i suoi marcatori, Belotti quando salta e riesce a prendere il tempo al diretto avversario è difficile da fermare.

Un calciatore ‘forte'

Si dice che venne scartato dall'Atalanta a causa della sua stazza fisica, non proprio da calciatore moderno ma ora Belotti è un "toro" nel vero senso della parola. L'azione che abbiamo portato come esempio non potrebbe rappresentare meglio quello che è ora il centravanti granata: contende la palla a Cuadrado al limite della sua area, gliela sradica dai piedi e va incontro ad una schiera di maglie bianconere senza paura. Salta Marchisio, arriva in affanno al duello con Rugani e riesce a conquistare un fallo laterale nella metà campo avversaria. Quasi 70 metri di campo palla al piede. Cosa si può chiedere di più ad una punta che, oltre a far goal, aiuta in fase difensiva e poi fa salire la squadra? Impressionante.

Nella scorsa stagione Belotti aveva mostrato già questo spirito da vero guerriero quando a Udine mise a segno un goal fantastico. Controllo di petto davanti la sua area e poi via, di corsa verso l’altra metà campo. Un coast to coast superbo che mostrò il mix di tecnica e forza che questo calciatore ha nel suo bagaglio.

Oltre alla potenza fisica, quello che colpisce molto è anche la forza mentale di questo ragazzo, che ricordiamo, è classe 1993. Nella gara contro la Fiorentina si presenta al dischetto per accorciare le distanze ma calcia sopra la traversa: molti avrebbero sicuramente accusato questa situazione ma Belotti è riuscito a segnare la doppietta del pareggio granata dopo pochi minuti da quell'evento negativo. Questo vuol dire che l'attaccante di Calcinate non si sofferma troppo su quello che è stato ma ha sempre la mente proiettata a ciò che può succedere di lì a breve.

La porta, solo la porta.

Un'ossessione. Belotti sente e vede la porta come pochi in questo momento in Italia. Tolti gli attaccanti stranieri che lo accompagnano in vetta alla classifica cannonieri, solo Ciro Immobile tra le punte del nostro paese si avvicina alla sua media reti e alla voglia di cercare la rete. L'impressione è proprio questa: Andrea Belotti è innamorato del goal. Non può farne a meno di questa sua ossessione e quando vede il pallone gonfiare la rete l'espressione del suo viso diventa quella di un bambino. Gennaro Gattuso, suo ex allenatore al Palermo, a Sky Calcio Club ha affermato di aver visto solo Shevchenko avere al sua stessa fame di goal e, non a caso, proprio l'ucraino è l'idolo indiscusso di Andrea Belotti da sempre.

Un paragone non male ma, come diciamo sempre, questo giochino delle somiglianze lo lasciamo agli altri perché sono mesi che va avanti (da Casiraghi a Vieri passando per Vialli). In Europa, solo Edinson Cavani con 27 goal e Lionel Messi con 23 hanno fatto meglio del bomber del Toro e il Gallo, al momento, è in piena lotta per la Scarpa d'Oro con i suoi 22 goal in 24 presenze. Quello che impressiona è il modo in cui li ha realizzati: 9 destro, 5 sinistro e 8 testa e se a questi dati sommiamo i tre rigori sbagliati dall'inizio della stagione, le cifre di Belotti fanno ancora più impressione.

Il modo di giocare di Andrea Belotti potrebbe essere paragonato ad una compilation musicale che non alterna mai brani veloci a brani lenti, il ritmo è sempre costante. Mai una caduta, si viaggia sempre su frequenze alte. La speranza è che la musica del Gallo possa suonare sempre a questo ritmo e permettergli di completare il suo percorso di crescita per potersi consacrare, definitivamente, come nuovo punto di riferimento degli attaccanti italiani per il prossimo futuro.