Quattordici anni rappresentano un lasso di tempo considerevole a maggior ragione nel calcio dove una intera carriera può durare tanto. E così nel vorticoso susseguirsi delle stagioni e delle annate sono trascorsi proprio 14 anni dall'ultimo, fortunato (per i bianconeri) incontro Champions fra la Juventus ed il Barcellona. Era, infatti, il 9 aprile 2003 quando a Torino si giocava l'andata di quel turno che, poi, avrebbe spianato la strada verso la finale di Manchester, persa col Milan, alla Vecchia Signora guidata dal comandante in capo Marcello Lippi. Oggi, a distanza, da quel match e dal salvifico gol di Zalayeta nei supplementari nel ritorno del Camp Nou vediamo che fine hanno fatto i protagonisti di quella epica sfida.

Qui Juventus, il sempreverde Buffon fra i pali.

A difendere i pali di quella Juventus indovinate un po’ chi c’era? Ebbene sì, dopo 14 lunghi anni nulla è cambiato in questo senso col numero 1 bianconero Gigi Buffon ancora in porta malgrado le 39 primavere raggiunte ed una serie di record individuali messi in bacheca. Dal primato di presenze in nazionale (168) al portiere con più presenze in Serie A (616) al calciatore con più minuti giocati nella “Vecchia Signora” in tutte le competizioni fino all’estremo difensore con più partite consecutive senza subire gol nella nostra massima serie, infatti, Gigi resta da intoccabile, e con grande successo, al suo posto.

Difesa bianconera, tutti (o quasi) allenatori.

In quella rocciosa, veloce ed impermeabile retroguardia ricca di talento e forza fisica che pure incassò 19 gol in quella agrodolce manifestazione 2002/03 troviamo uomini che, una volta appese le scarpe al chiodo, non hanno chiuso col fantastico mondo del football. Lilian Thuram a parte che adesso gestisce la sua fondazione dedita alla lotta al razzismo e alle discriminazioni nello sport come nella vita, infatti, da Tudor a Ferrara, da Zambrotta a Montero, tutti (o quasi) i ragazzi impiegati contro i blaugrana sono diventati, con alterne fortune, allenatori.

E se Ciro Ferrara dopo l’esperienza alla guida proprio della Juve è stato di recente esonerato dal Wuhan Zall (seconda divisione cinese) ed il croato Tudor è stato appena nominato allenatore del Galatasaray (media di 1.5 punti a partita finora messi a referto), l’arcigno uruguaiano Montero guida, dal 3 gennaio, il Rosario Central. Mentre, a chiudere, troviamo l’ex Milan Zambrotta attuale tecnico del Dehli Dynamos ed il terzino Birindelli (peraltro autore di un eurogol in quella Champions contro il Deportivo La Coruna) che cura la crescita dei giovani dell’Under 17 dell’Empoli.

Da Nedved vicepresidente a Camoranesi allenatore.

Sulla linea mediana, in quella squadra da sogno, la Juve annoverava campioni al top della forma e della maturità come Nedved (poi Pallone d’Oro quell’anno), Tacchinardi (qualità e quantità), Davids (mastino muscolare in fase di interdizione) e l’italo-argentino col dribbling nel sangue Mauro German Camoranesi. Quattro ragazzi di grande livello che oggi, dopo i fasti del passato, non hanno del tutto reciso i legami con la “madrepatria bianconera”. Nedved, infatti, veste dall’ottobre del 2015 il ruolo di vicepresidente del club a cui ha regalato 65 reti in 327 partite mentre l’olandese Davids è diventato nel 2013 ambasciatore nel mondo della Juventus.

Tacchi

Sempre a contatto col mondo del football, dopo il mondiale vinto nel 2006 ed il ritiro dal calcio giocato nel 2014, Camoranesi sta avendo una seconda vita da allenatore prima sulla panchina del Tigre in Argentina e poi su quella dei messicani dei Cafetaleros de Tapachula, dai quali l’ex ala bianconera si è separato nello scorso gennaio. A completare il quadro poi, per la linea mediana, Alessio Tacchinardi che, “da grande”, è divenuto uno stimato opinionista tv per Mediaset Premium.

Del Piero

Da Del Piero a Di Vaio, l’attacco della “Vecchia Signora”.

L’amarcord juventino termina con l’attacco con, in quella duplice sfida, impiegati, a causa dell’assenza dell’infortunato Trezeguet, Del Piero, Di Vaio ed il risolutore Zalayeta. Ebbene, quest’ultimo, oggi si gode la famiglia dopo aver lasciato il calcio (ultimo club il Penarol) nel 2015, l’ex Salernitana è rimasto a Bologna come club manager dei felsinei ed il 10 per eccellenza, “il Pinturicchio”, il poeta degli anni recenti piemontesi è commentatore tecnico per Sky Sport.

Qui Barcellona, Bonano in porta.

In quella versione del Barcellona che tentava di ritornare a vincere un trofeo dopo 4 anni (la Liga ottenuta da Van Gaal nel 1998/99), in porta c’era il non proprio esaltante argentino Roberto Bonano che, dopo appena due anni e 34 presenze totali, lasciò senza troppi ricordi il Camp Nou. Oggi, l’ex River è rimasto però in Spagna ed è assistente di Eduardo Berizzo allenatore dei galiziani del Celta Vigo dello sfortunato Giuseppe Rossi.

Da Puyol a De Boer, il destino della difesa blaugrana.

Come nel caso della Juventus, anche la difesa azulgrana, peraltro capace di subire solo 8 gol in 14 partite in quella “Coppa dei Campioni”, ci sono diversi protagonisti che non hanno abbandonato il rettangolo verde con quei ragazzi, divenuti uomini, tutti a contatto con lo sport della loro vita. Leader maximo di quella difesa e poi condottiero della rinascita e della rivoluzione del tiki taka e del falso nueve iberico, Carles Puyol oggi gestisce un’azienda, in società con l’ex Lazio De la Pena, di consulenza per giovani calciatori dopo il ritiro nel 2014. In quel pacchetto arretrato, nella doppia sfida con la Juventus anche l’ex Milan Reiziger (assistente allenatore allo Sparta Rotterdam), De Boer tecnico di successo all’Ajax, un po’ meno all’Inter e lo svedese ex Bayern Monaco Patrick Andersson ora direttore sportivo del Malmo e responsabile per la marca scandinava di calcio Pele Sport.

Xavi

Addio al calcio? Anche no, il centrocampo 2002/03.

La squadra del tecnico Antic al tempo beneficiava in campo delle geometrie di Xavi e Thiago Motta, dell’estro di Riquelme e dell’imprevedibilità sulle corsie esterne dei vari Overmars e Luis Enrique. Tutti e cinque, sia nel 3-4-1-2 dell’andata che nel 4-4-2 del ritorno, poi impiegati nello spettacolare quarto di finale di quell’epico Juventus-Barcellona.

Riquelme

E se Luis Enrique da tecnico della Roma ha potuto duellare con la Juve in passato ed oggi potrà vendicare l’onta di quella sconfitta targata 2003 con il tridentazo composto da Neymar, Suarez e Messi, Xavi e Motta, invece, non possono di certo colpirci per novità continuando così come stanno facendo, e con buoni risultati, a giocare rispettivamente per l’Al-Sadd ed il Paris Saint Germain.

Overmars

Quelli che sono un po’ sparito dai radar o, quantomeno, dalle luci della ribalta sono l'astro olandese Overmars divenuto, dietro la scrivania, direttore sportivo dell’Ajax e, forse proprio anche per il suo soprannome (El Mudo, il silenzioso), Juan Roman Riquelme che, dopo il ritiro nel 2015 in maglia Argentinos Juniors non ha ancora deciso cosa fare in futuro.

Kluivert

Kluivert-Saviola to be continued.

Davanti, invece, quel Barça anni prima dell’esplosione di Messi o delle stupende giocate di Ronaldinho annoverava, in tandem, Javier Saviola e Patrick Kluivert. Il primo, dopo una deludente stagione al Verona ed un triste declino al River Plate (solo 13 presenze senza alcun gol nel suo ultimo anno di attività) veste i panni  dell’assistente all'FC Ordino in Andorra di Paco Domingo mentre all’olandese ex Ajax è toccata una vita da allenatore prima (assistente e poi tecnico dei giovani del Twente) e da direttore sportivo, del Paris Saint Germain, poi. Insomma, la loro esperienza, il talento ed il loro retaggio calcistico non è andato sprecato, tutti o quasi si danno ancora da fare per questo meraviglioso sport.