Quella croata è una storia calcistica impregnata di politica, rivoluzioni, indipendenza e invasioni. Come quella del Paese slavo prima annesso all'Impero austro-ungarico, poi al Regno di Jugoslavia fino alla seconda Guerra Mondiale quando nasce lo Stato Indipendente di Croazia che dura solamente 5 anni allorchè la Repubblica Socialista Jugoslava rifagocita per 45 lunghi anni i colori rossocrociati prima dell'attuale definitiva indipendenza. Il calcio croato ha dovuto seguire dunque le stesse contorte sorti, apparendo e scomparendo sul piano internazionale ma dando sempre il proprio essenziale contributo al movimento jugoslavo. Come in occasione delle Olimpiadi tra 1948 e 1960 quando la Jugoslavia è medagliata e quando la Dinamo Zagabria, diventa la prima squadra jugoslava a vincere una coppa internazionale, la Coppa delle Fiere del 1967.

La Golden Generation degli anni '90 – Nel 1991, dopo aver raggiunto la qualificazione al successivo Europeo in programma in Svezia, la Jugoslavia implode. La Croazia, tra le altre, dichiara la propria indipendenza e la Federazione Croata viene riammessa nella FIFA e nell’UEFA dopo oltre 50 anni di assenza dalla prima apparizione. Nel 1994 sotto la guida di Miroslav Blažević, la Croazia inizia la sua prima campagna di qualificazione, quella per l’Euro 96. Ed è subito un trionfo contro l'ambiziosa Italia di Sacchi che viene sconfitta a Palermo per 2-1 con la doppietta di Davor Šuker, uno dei leader di quei primi anni. Insieme a Zvonimir Boban, Alen Bokšić, Robert Prosinečki e ad altri che già erano nel giro della nazionale jugoslava, trascina i suoi al primo posto nel girone davanti agli azzurri e poi a una buona fase finale, chiusa ai quarti contro la Germania di Sammer, futura campione.

Lo straordinario sogno di Francia 98 – La “Golden Generation”, come viene chiamata, prosegue il suo impatto sorprendente sul calcio internazionale anche a Francia 98 dove il cammino inizia in sordina, approfittando del facile girone che permette di raccogliere sei punti contro Giamaica e Giappone, prima di perdere la sfida per il primato contro l’Argentina. Per poi esplodere più avanti: la più esperta Romania viene superata con un rigore di Šuker nel recupero del primo tempo. Poi tocca alla Germania. La Croazia è inarrestabile, segnano l’ex juventino Jarni, l’ex Padova Vlaović e, ovviamente, ancora Šuker, per un 3-0 che non ammette repliche. Croazia in semifinale al primo colpo e contro i padroni di casa della Francia zittiti quando, a inizio ripresa, ancora Šuker mette a segno il gol del momentaneo storico vantaggio. Illusione che dura un solo minuto, fino al pareggio di Thuram che poi andrà addirittura a concedere il bis portando in finale i Blues. Alla Croazia resta la delusione e la finale di consolazione, vinta contro l’Olanda con l’ennesimo timbro di Šuker, che si laurea così capocannoniere del torneo.

Il buio e il riscatto – Da quel momento in poi, inizia un lungo e costante declino tecnico: manca la qualificazione all’Euro 2000 e si ripresenta al mondiale asiatico del 2002, venendo eliminata al primo turno. Stessa sorte quattro anni e medesima sorte c'era stata anche due anni prima nell’Europeo in Portogallo, con Francia e Inghilterra troppo forti. Un piccolo scossone arriva nel 2008 grazie a Slaven Bilić, che ringiovanisce la rosa inserendo alcune stelle della Under 21, come il brasiliano naturalizzato Eduardo da Silva, il terzino Vedran Ćorluka, ma soprattutto Luka Modrić, giovane regista della Dinamo Zagabria che presto spiccherà il volo verso il Tottenham e poi il Real Madrid. Il risultato è un girone di qualificazione sorprendente, chiuso al primo posto davanti alla Russia e costringendo l’Inghilterra all’eliminazione. La mancata qualificazione al mondiale del 2010 è un altro brutto colpo, per una generazione di giocatori promettenti che però con Bilić ancora in panchina si qualificano all’Euro 2012 con grandi ambizioni cedendo poi alla Spagna, che avanzerà fino al successo finale. E' l'ultimo acuto di Bilić che saluta e al suo posto arriva prima Igor Štimac, ex West Ham, e poi Niko Kovač che conquista la qualificazione allo spareggio, dopo aver ceduto il primo posto nel girone al Belgio.

Tra giovani ed esperienza – Sarà difficile implementare il gruppo di giovani talenti capitanato dal promettente interista Mateo Kovavic, con la vecchia guardia che in Brasile vivrà il passo d’addio con la Nazionale. Il capitano Dario Srna, col portiere Pletikosa, gli eterni attaccanti Petric e Olic, oltre che Josip Simunic, che sarà però costretto a saltare l’ultimo Mondiale della carriera a causa della squalifica per lo slogan pronunciato al termine della sfida di ritorno contro l’Islanda. La stella della squadra non potrà che essere Mario Mandzukic, centravanti del Bayern Campione d’Europa messo in secondo piano da Guardiola, ma potenzialmente titolare in tante squadre europee per la sua capacità di abbinare il lavoro per la squadra alle doti realizzative. E poi grande attesa per l'ex bimbo prodigio Luka Modric, cresciuto nel Real Madrid di Ancelotti, atteso a sposare la tecnica alla personalità. Possibilmente vincente.